disturbi gastrointestinali

Come alleviare i disturbi gastrointestinali


Soffri di disturbi gastrointestinali come dispepsia o cattiva digestione? Hai problemi di stitichezza o diarrea? E’ risaputo come dallo stress e dal logorio della di vita moderna derivano numerosi problemi all’apparato gastroenterico. Inoltre alla vita moderna, che spesso è sedentaria, non di rado si accompagna un’alimentazione sbilanciata che favorisce i disturbi dell’apparato digerente. Ed allora semplici disagi dell’apparato gastroenterico si possono trasformare in veri e propri disturbi gastrointestinali, come il reflusso gastroesofageo o la sindrome dell’intestino irritabile, la steatosi epatica non-alcolica o la malattia infiammatoria intestinale. In questi casi potresti giovare da trattamenti naturali come rimedi ed integratori.

Generalità dell’apparato digerente

Com’è fatto l’apparato digerente: L’apparato digerente è costituito dal tratto gastrointestinale, dal fegato, dal pancreas e dalla cistifellea. Il tratto gastrointestinale è una serie di organi cavi uniti in un lungo tubo tortuoso dalla bocca all’ano. Gli organi cavi che compongono il tratto gastrointestinale sono la bocca, l’esofago, lo stomaco, l’intestino tenue, l’intestino crasso e l’ano. Il fegato, il pancreas e la cistifellea sono gli organi solidi dell’apparato digerente.
L’intestino tenue ha tre parti. La prima parte è chiamata duodeno. Il digiuno è nel mezzo e l’ileo è alla fine. L’intestino crasso comprende l’appendice, il cieco, il colon e il retto. L’appendice è una sacca a forma di dito attaccata al cieco. Il cieco è la prima parte dell’intestino crasso. Il colon è il successivo tratto. Il retto è la fine dell’intestino crasso.
I batteri nel tratto gastrointestinale, chiamati anche flora intestinale o microbioma, aiutano la digestione. Inoltre la flora batterica intestinale collabora con il sistema nervoso e con il sistema immunitario.

disbiosi intestinale

Come funziona il sistema digestivo: Ogni parte del sistema digestivo aiuta a spostare cibo e liquidi attraverso il tutto il tratto gastrointestinale, oppure a rompere il cibo stesso in parti più piccole. Una volta che gli alimenti vengono suddivisi in parti sufficientemente piccole, il sistema digestivo può assorbire e spostare i nutrienti dove sono necessari. L’intestino crasso riassorbe l’acqua mentre i prodotti di scarto diventano feci. Il sistema nervoso e gli ormoni aiutano a controllare l’intero processo digestivo.

Come si muove il cibo lungo il tratto gastrointestinale: Il cibo si muove lungo tutto il tratto gastrointestinale attraverso un processo chiamato peristalsi. I grandi organi cavi del tratto gastrointestinale contengono uno strato di muscoli che consente alle loro pareti di muoversi. Il loro movimento spinge cibo e liquidi attraverso il tratto gastrointestinale oppure mescola il contenuto all’interno di ciascun organo. Nella peristalsi i muscoli presenti dietro il cibo si contrggono e lo spingono in avanti, mentre i muscoli presenti davanti al cibo si rilassano per consentire al bolo alimentare di muoversi.
Bocca. Quando si inizia a mangiare il cibo inizia a muoversi attraverso il tratto gastrointestinale. Si inizia con la masticazione come atto volontario che sminuzza il cibo. Con la deglutizione, la lingua spinge il cibo in gola. Un piccolo lembo di tessuto, chiamato epiglottide, si piega sulla trachea per evitare il soffocamento ed il cibo passa nell’esofago.
Esofago. Dopo la deglutizione il processo diventa automatico (incoscio). Dal e verso il cervello arrivano segnali per i muscoli dell’esofago e da qui inizia la peristalsi.
Sfintere esofageo inferiore. Quando il cibo raggiunge la fine dell’esofago, un muscolo ad anello, chiamato sfintere esofageo inferiore, si rilassa e lascia passare il cibo nello stomaco. Questo sfintere di solito rimane chiuso per impedire a ciò che è nello stomaco di rifluire nell’esofago.
Stomaco. Dopo che il cibo è entrato nello stomaco, i muscoli dello stomaco mescolano il cibo con i succhi gastric. Lo stomaco svuota lentamente il suo contenuto, chiamato chimo, verso l’intestino tenue.
Intestino tenue. I muscoli dell’intestino tenue mescolano il cibo con gli enzimi digestivi del pancreas, la bile del fegato e spingono la miscela in avanti per un’ulteriore digestione. Le pareti dell’intestino tenue assorbono l’acqua e le sostanze nutritive digerite nel flusso sanguigno. Mentre la peristalsi continua, i prodotti di scarto del processo digestivo si spostano nell’intestino crasso.
Intestino crasso. I prodotti di scarto del processo digestivo includono parti non digerite di cibo, liquidi e cellule più vecchie del rivestimento del tratto gastrointestinale. L’intestino crasso riassorbe l’acqua e trasforma i rifiuti da liquidi in feci. Ancora la peristalsi aiuta a spostare le feci nel retto.
Retto. L’estremità inferiore dell’intestino crasso, il retto, immagazzina le feci fino a quando non spinge le feci fuori dall’ano durante il suo movimento intestinale.

I disturbi gastrointestinali più comuni

I disturbi gastrointestinali rappresentano una fetta importante dei disturbi cronici in generale. Inoltre una parte della popolazione adulta con patologie gastrointestinali stimata intorno al 35%, ha utilizzato terapie integrative e naturali per migliorare lo stato di salute. L’interesse e la ricerca sugli approcci integrativi per affrontare le condizioni gastrointestinali sta crescendo negli ultimi anni. Questo è in parte dovuto al riconoscimento dell’importanza del microbiota sulla salute umana, oltre al riconosciuto ruolo dello stress e dei suoi effetti sul sistema nervoso enterico. Qui ci concentriamo sugli approcci più diffusi e studiati per affrontare i disturbi gastrointestinali più comuni.

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Malattia da reflusso gastroesofageo (GERD)

La malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) è uno dei disturbi gastrointestinali più diffusi nel mondo occidentale con stime di prevalenza che vanno dal 20 al 40%. Secondo la definizione di Montreal, GERD è una condizione di sintomi fastidiosi ed eventuali complicazioni che derivano dal reflusso del contenuto dello stomaco nell’esofago.
I fattori di rischio per GERD includono l’età avanzata, l’indice di massa corporea eccessivo, il fumo, l’ansia e lo stress, la sedentarietà. Anche le errate abitudini alimentari possono favorire GERD, compresa l’acidità del cibo, nonché le dimensioni e la tempistica dei pasti, in particolare rispetto al sonno.
Sintomi e complicanze di GERD
Il sintomo classico e più comune di GERD è il bruciore di stomaco.
Il bruciore di stomaco è accompagnato da una sensazione di bruciore al petto, che si irradia verso la bocca, a causa del reflusso acido nell’esofago. In particolare, GERD è una causa comune di dolore toracico non cardiaco. Inoltre vi sono i sintomi extraesofagei non sempre riconosciuti e riconducibili a GERD. I sintomi extraesofagei sono più probabilmente dovuti al reflusso nella laringe dell’acidità dello stomaco, con conseguente schiarimento della gola e raucedine. Il reflusso acido può anche innescare broncospasmo, che a sua volta può esacerbare un’asma sottostante, portando così a tosse, dispnea e respiro sibilante.
Se non trattata, la GERD può causare diverse gravi complicanze, tra cui l’esofagite e l’esofago di Barrett.
L’esofagite può variare dalla semplice infiammazione ai casi più gravi che provocano estese erosioni, ulcerazioni e restringimento dell’esofago. L’esofagite può anche portare a sanguinamento gastrointestinale.
L’esofago di Barrett, definito come metaplasia intestinale dell’esofago, può essere una grave complicanza del reflusso acido persistente. Nell’esofago di Barrett, il normale epitelio a cellule squamose dell’esofago è sostituito da epitelio colonnare con cellule caliciformi, come risposta all’esposizione all’acido. Le modificazioni dell’esofago di Barrett possono estendersi prossimalmente dalla giunzione gastroesofagea ed avere il potenziale per progredire verso l’adenocarcinoma esofageo, rendendo la diagnosi precoce molto importante nella prevenzione e nella gestione della trasformazione maligna.
Per questo è sempre consigliata una endoscopia. Tra le opzioni mediche disponibili per il bruciore di stomaco e l’acidità gastrica, la terapia con gli inibitori di pompa protonica (PPI: omeprazolo, lansoprazolo ed esomeprazolo), è considerata la più efficace. Molti studi hanno anche dimostrato un migliore controllo dei sintomi, la guarigione dell’esofagite sottostante e una riduzione dei tassi di recidiva rispetto agli antagonisti del recettore dell’istamina (H2-H2RA). fonte NCBI

Terapie mente-corpo per GERD

È noto che l’ansia e la depressione aumentano le segnalazioni di sintomi di GERD e i soggetti che rispondono meno bene alla terapia con PPI hanno maggiori probabilità di soffrire di disagio psicologico. In piccoli studi, è stato dimostrato che l’ipnoterapia, il biofeedback e le tecniche di rilassamento muscolare migliorano i sintomi della GERD. In un recente studio randomizzato controllato (RCT) di esercizi di respirazione diaframmatica per soggetti con GERD non erosiva, i soggetti sono stati istruiti a esercitarsi per 30 minuti al giorno e hanno ricevuto una registrazione con istruzioni e musica rilassante. Dopo 4 settimane, coloro che praticavano gli esercizi di respirazione hanno avuto una significativa diminuzione dell’esposizione all’acido esofageo mediante manometria esofagea e miglioramenti della qualità della vita, mentre non ci sono stati cambiamenti nel gruppo di controllo.

Erbe ed integratori per bruciore di stomaco e acidità

La melatonina è sintetizzata nel tratto gastrointestinale ed è un importante segnale di motilità intestinale. Due studi suggeriscono che la melatonina può essere altrettanto o più efficace dell’omeprazolo 20 mg nel ridurre i sintomi correlati alla GERD. Uno studio ha esaminato 3 mg di melatonina al giorno, l’altro ha esaminato 6 mg di melatonina in combinazione con diverse vitamine e aminoacidi. L’unico effetto collaterale osservato in quest’ultimo studio è stata la sonnolenza.
STW 5 (Iberogast) è una formula commerciale che include nove varietà botaniche: Iberis amara, Matricaria chamomilla, Carum carvi, Mentha piperita, Glycyrrhiza glabra, Melissa officinalis, Chelidonium majus, Silybum marianum e Angelica archangelica. 10 In tre studi sulla dispepsia funzionale che includevano soggetti con sintomi di GERD, quelli che ricevevano STW 5 avevano maggiori probabilità di avere un miglioramento dei sintomi rispetto a quelli che ricevevano placebo. STW 5 è risultato più efficace per il dolore epigastrico, il dolore retrosternale e il rigurgito acido. Gli eventi avversi erano simili al placebo e includevano dermatite, angioedema, intolleranza digestiva e un caso di asma allergico. Il prodotto è venduto in Germania da 40 anni e ha un buon profilo di sicurezza.
Mirgeal® Gel contiene: Sodio alginato micronizzato, estratto secco di Glycyrrhiza glabra standardizzato e titolato al 98% in Acido glicirretico, Mirtoselect®, estratto secco di Vaccinium myrtillus standardizzato e titolato al 36% in Antocianosidi. Quando questi miscela in contatto con l’acido gastrico, forma dei polimeri che galleggiano sulla superficie del contenuto dello stomaco, fornendo una barriera che protegge l’esofago dal reflusso acido. Questi agenti mancano di effetti collaterali importanti e sono utili nel trattamento della GERD da lieve a moderata.
Altri rimedi come liquirizia deglicirizinata (DGL), camomilla, radice di altea, D-limonene e/o betaina, fanno parte delle tradizioni della medicina erboristica e naturopatica per il trattamento della GERD, tuttavia non esistono studi rigorosi che ne valutino l’efficacia. È importante notare che le erbe della famiglia della menta possono ridurre la pressione dello sfintere esofageo inferiore e possono esacerbare il disturbo gastrointestinale del reflusso.

Interventi sull’alimentazione e sullo stile di vita per GERD

Gli studi sugli effetti della dieta sul bruciore di stomaco ed il reflusso, hanno spesso prodotto risultati contraddittori, forse perché cibi o nutrienti diversi esacerbano i sintomi in individui diversi. Tuttavia con sicurezza è stato visto che gli alimenti associati ad un aumento dei sintomi correlati alla GERD includono: cibi grassi, fritti e piccanti, agrumi, prodotti a base di pomodoro, cipolla e aglio. Cioccolato, menta piperita, caffè, bevande gassate e alcol possono ridurre il tono dello sfintere esofageo inferiore e possono avere effetti negativi. Inoltre, il consumo di un pasto abbondante la sera è associato ad un aumento dei sintomi della GERD. La perdita di peso (l’obesità aumenta il rischio di GERD) e il sollevamento della testata del letto possono aiutare a ridurre i disturbi gastrointestinali da GERD. fonte NCBI

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La sindrome del Colon irritabile (IBS)

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La Sindrome del Colon Irritabile (IBS) è un disturbo gastrointestinale assai comune per la quale non è attualmente disponibile alcuna terapia risolutiva. Negli ultimi anni è stata raccolta una forte evidenza di una possibile relazione tra le modificazioni della composizione del microbiota intestinale e lo sviluppo dell’IBS.

Sintomi e complicanze di IBS
Classicamente, l’IBS si presenta con dolore addominale oppure disagio che è alleviato dalla defecazione ed è associato al suo esordio con una variazione della frequenza delle feci (aumento o diminuzione) oppure un cambiamento nell’aspetto delle feci stesse (dure e compatte o sfatte).
Si riconoscono diversi tipi di colite (IBS):
– con costipazione predominante (IBS-C);
– con diarrea predominante (IBS-D);
– con abitudini intestinali miste (IBS-M).

IBS probabilmente ha radici multifattoriali legate ad alterazioni della motilità gastrointestinale, alterazioni nella flora batterica, ipersensibilità viscerale, infezioni precedenti, infiammazioni, crescita eccessiva batterica e la sensibilità alimentare. In ogni caso la coesistenza di dolore addominale e defecazione disturbata rimane una condizione sine qua non per la diagnosi. Va posta l’attenzione sul fatto che la diagnosi di IBS dovrà essere una attenta diagnosi di esclusione rispetto a sintomi più allarmanti che devono essere sempre valutati (dolore addominale notturno o progressivo o diarrea, sanguinamento rettale in assenza di emorroidi sanguinanti documentate o ragadi anali, perdita di peso non intenzionale o anomalie di laboratorio come anemia, marcatori infiammatori elevati o disturbi elettrolitici). Vanno infatti escludese attentamente concomitanti malattie infiammatorie intestinali (IBD), infezioni, tumori maligni, colite microscopica, proliferazione batterica intestinale (SIBO), intolleranza al lattosio o al fruttosio e celiachia, etc.
In ogni caso esiste una sovrapposizione tra IBS e gli altri disturbi gastrointestinali.

Terapie mente-corpo per IBS

Una meta-analisi dello yoga applicata ai disturbi gastrointestinali in particolare per l’IBS, ha rilevato riduzioni significative dei sintomi intestinali e dell’ansia, sebbene l’eterogeneità dei controlli, le molteplici fonti di potenziali distorsione dei dati (bias) e la segnalazione inadeguata dei metodi di randomizzazione, abbiano mitigato questa conclusione. Una meta-analisi che ha valutato 7 RCT sull’ipnosi ha riscontrato un miglioramento significativo del dolore addominale a 3 mesi, sebbene i bias di prestazione (effetti salutari dell’interazione medico-paziente) e le difficoltà con l’accecamento contribuiscano probabilmente agli effetti positivi. Una meta-analisi più ampia delle terapie psicologiche (consapevolezza, rilassamento, terapia cognitivo comportamentale, ipnosi e tecniche di riduzione dello stress) per l’IBS ha calcolato un rapporto di rischio aggregato per il miglioramento di 1,47, favorendo le terapie psicologiche. Questi studi erano piuttosto eterogenei con diversi bracci di controllo e criteri di miglioramento. Anche gli approcci basati sulla meditazione e sulla consapevolezza mostrano risultati promettenti nell’IBS con miglioramenti dei sintomi sostenuti nel dolore addominale, nella qualità della vita e in altri sintomi associati. Dato il profilo di sicurezza favorevole delle terapie mente-corpo e la probabilità che alcuni individui trarranno benefici significativi, è ragionevole raccomandare tali pratiche per i soggetti con IBS.

Diete speciali e integratori alimentari per IBS

Il ruolo della nutrizione nella patogenesi e nella gestione dell’IBS si è evoluto negli ultimi anni con prove crescenti a sostegno della raccomandazione di vari interventi dietetici. In particolare, i soggetti dovrebbero essere interrogati sulla loro dieta con particolare attenzione all’ingestione di caffeina, grano, frutta, verdura, latticini, bibite zuccherate e gomme da masticare in quanto possono imitare o esacerbare i sintomi dell’IBS. E’ interessante notare che la restrizione dietetica del glutine migliora globalmente i sintomi nei soggetti con IBS in cui la celiachia è stata accuratamente esclusa. Meccanicisticamente è stato dimostrato che il glutine altera le funzioni della barriera intestinale nei soggetti con IBS-D.
Dieta a basso contenuto di FODMAP
I FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) sono carboidrati a catena corta che vengono assorbiti in modo incompleto nell’intestino tenue, fermentati nel colon e sono associati a gonfiore, diarrea e dolore addominale. La riduzione del FODMAP riduce il carico osmotico e la produzione di gas nell’intestino tenue distale e nel colon prossimale, fornendo sollievo sintomatico nei soggetti con IBS. A questo Link si può avere una lista dettagliata degli alimenti a basso e alto contenuto di FODMAP. Una recente meta-analisi di 6 RCT e 16 studi non randomizzati ha mostrato che una dieta a basso contenuto di FODMAP era associata a dolore addominale ridotto, gonfiore e miglioramento del punteggio complessivo dei sintomi. Complessivamente, fino all’86% dei soggetti con IBS può riscontrare un miglioramento dei disturbi gastrointestinali a seguito della dieta, compresi quelli di stitichezza e flatulenza, nonché dolore addominale, diarrea e gonfiore. fonte NCBI
Probiotici per IBS
I probiotici sono conosciuti come “microrganismi vivi” e hanno dimostrato di avere un effetto sulla salute degli ospiti alla dose corretta. Ogni approccio terapeutico ai disturbi gastrointestinali dovrebbe ricomprendere dei probiotici. Recentemente, una specie di miscela probiotica comprendente otto ceppi batterici vivi, VSL#3, ha attirato notevole attenzione per il suo effetto combinato. VSL#3 è l’unico probiotico considerato come una sorta di alimento medico. Infatti esso partecipa principalmente alla regolazione della funzione di barriera intestinale, compreso il miglioramento della funzione della proteina della giunzione stretta, il bilanciamento della composizione microbica intestinale, la regolazione dell’espressione delle citochine immuno-correlate e così via. Una revisione sistematica di 19 RCT su 1650 soggetti con IBS ha concluso che i probiotici erano statisticamente significativamente migliori del placebo con un NNT di 4 soggetti. Tuttavia, le specie e i ceppi più efficaci sono incerti in base all’eterogeneità degli studi. Una meta-analisi più recente di 1793 soggeti ha dimostrato che i probiotici riducono il dolore e la gravità dei sintomi globali nei soggetti con IBS rispetto al placebo. Abbiamo scoperto che VSL#3 ha un effetto terapeutico o preventivo in varie malattie sistemiche per un gran numero di studi,comprese le malattie dell’apparato digerente (malattie gastrointestinali e malattie epatiche), obesità e diabete, malattie allergiche, malattie del sistema nervoso, aterosclerosi, malattie delle ossa e malattie del sistema riproduttivo femminile.
Uno studio ha pubblicato i risultati di 25 soggetti con IBS predominante nella diarrea che hanno consumato VSL#3 o placebo per 8 settimane. Ha dimostrato che VSL#3 potrebbe alleviare il gonfiore addominale, specialmente nei soggetti con punteggi di gonfiore più elevati, ma VSL#3 non ha avuto effetti significativi sul transito del colon e sulla funzione intestinale. Un altro studio ha dimostrato che VSL#3 è stato in grado di attenuare i sintomi clinici migliorando le distensioni meccaniche della parete del colon in soggetti con IBS con prevalenza di diarrea. In termini di IBS con predominanza di gonfiore, VSL#3 ha determinato una riduzione dei punteggi di flatulenza durante le prime 4 settimane (VSL#3 30,8 ± 2,5 vs placebo 40,1 ± 2,5) e un ritardo del transito del colon rispetto al placebo, ma nessuna alterazione significativa altri sintomi individuali sono stati osservati in soggetti trattati con VSL#3. Inoltre, un altro studio ha suggerito che VSL#3 è stato in grado di migliorare significativamente i sintomi dell’IBS aumentando la melatonina salivare mattutina, in particolare nei maschi e negli individui con normale ritmo circadiano. Inoltre, VSL#3 è stato superiore al placebo nel migliorare i sintomi, inclusi dolore addominale e gonfiore addominale nei bambini con IBS. Ma il meccanismo non è stato studiato chiaramente. fonte NCBI

Funghi medicinali per IBS

Secondo i consigli del Dr Walter Ardigò (Micoterapia per Tutti – ISBN 8892659545) i funghi medicinali rappresentano una valida risorsa per la risoluzione dei disturbi gastrointestinali in genere e del colon irritabile in particolare. Nello specifico sono consigliati alcuni protocolli costituiti da un mix di funghi medicinali.
Colon irritabile: Protocollo “Anti-infiammatorio”: Shiitake, Reishi e Auricularia (causa e sintomi).
Shiitake, Reishi e Auricularia ripristinano il benessere intestinale. Auricularia e Reishi sono utili per l’effetto ansiolitico e il miglioramento dello stato emotivo, che alterandosi causa i fastidiosi sintomi addominali.
Colite con stitichezza: Auricularia e Shiitake (causa e sintomi).
Quando l’intestino è infiammato, talvolta, l’onda peristaltica, cioè il movimento intestinale, rallenta. Di conseguenza, il contenuto intestinale rimane più a lungo nel colon e toglie molta più acqua dalle feci, che diventano dure e più difficili da espellere. Auricularia riesce a liberare l’intestino anche se è affetto da stitichezza da anni, perché riattiva la naturale peristalsi. Shiitake risana la flora intestinale, necessaria al corretto andamento delle sue funzioni.
Stitichezza causata da lassativi: Shiitake e Auricularia (causa e sintomi).
L’uso dei lassativi causa stitichezza. Alcuni tipi di lassativi, infatti, eliminano grandi quantità di liquidi e di sali minerali. Questa perdita di acqua e sali rende il contenuto intestinale che arriva al retto eccessivamente disidratato e duro, causando ulteriore stitichezza. Auricularia riattiva la naturale peristalsi. Shiitake rafforza le difese intestinali.
Colite con feci molli e diarrea: Shiitake e Maitake (causa e sintomi).
Quando il colon è infiammato non riassorbe i liquidi e causa feci molli. Maitake è molto utile nel risolvere l’infiammazione dell’intestino tenue o del colon. Anche Shiitake risolve l’infiammazione dell’intestino tenue e permette che
il contenuto intestinale che arriva al colon sia ben lavorato.

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La steatosi epatica non alcolica (NAFLD)

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La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è una condizione clinica caratterizzata da infiltrazione lipidica del fegato, altamente prevalente nella popolazione generale che colpisce il 25% degli adulti, con una prevalenza raddoppiata nei soggetti diabetici e obesi. Questo condizione viene spesso ricompresa fra i disturbi gastrointestinali anche se non interessa direttamente stomaco ed intestino.
Quasi 1/3 della NAFLD evolve in steatoepatite non alcolica (NASH), e questo può portare a fibrosi e cirrosi epatica.
Al momento non esistono farmaci specifici approvati sul mercato per il trattamento della NAFLD e il trattamento si basa essenzialmente sull’ottimizzazione dello stile di vita. Tuttavia, alcuni nutraceutici potrebbero contribuire al miglioramento dell’infiltrazione lipidica del fegato e dei relativi parametri antropometrici, emodinamici e/o biochimici.

Estratti erbali e Nutraceutici per NAFLD

Le sostanze naturali dalle quali ottenere benefici e migliorare la condizione di steatosi epatica sono molteplici.
Dal mondo erboristico abbiamo delle piante che contengono principi attivi molto efficaci. Tuttavia va considerato che spesso la loro biodisponibilità è abbastanza bassa, pertanto bisogna rivolgersi a degli integratori che contengano degli estratti biodisponibili e con concentrazioni adeguate. I principi attivi a cui ci si rivolge più frequentemente per la steatosi epatica sono:
Silimarina (Cardo Mariano)
Berberina (Berberis)
Curcumina (Curcuma longa)
Salvia Miltiorrhiza
Resveratrolo (Polygonum cuspidatum e Vitis Vinifera)

I Nutraceutici più usati in caso la steatosi epatica sono:
Vitamina E, questo nutraceutico è ampiamente testato nei soggetti con NAFLD, spesso somministrato in associazione con la silimarina.
Vitamina D, è carente in soggetti con epatosteatosi non alcolica. L’elevata prevalenza di entrambe le condizioni nella popolazione generale fa pensare che esse potrebbero essere associate. Tuttavia, recenti evidenze epidemiologiche mostrano che i soggetti con NAFLD sono più frequentemente carenti di vitamina D rispetto alla popolazione generale, ed i livelli di vitamina D in circolo sono proporzionali al grado di evoluzione fibrotica della NAFLD
– Gli acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 sono acidi grassi essenziali che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare e deve assumerli con la dieta. Una recente meta-analisi di studi clinici controllati ha mostrato che l’integrazione con acidi grassi polinsaturi della serie omega-3, principalmente acido docosaesaenoico (DHA), e acido eicosapentaenoico (EPA), contribuisce in modo significativo alla riduzione dei livelli circolanti di AST e gamma-glutamil transferasi. Questo effetto, associato alle note azioni ipotrigliceridemiche e antinfiammatorie degli acidi grassi omega-3, li colloca tra i nutraceutici potenzialmente attivi ed efficaci nella gestione di NAFLD e NASH.
Coenzima Q10 è un altro antiossidante di recente interesse per la gestione della NAFLD. In un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco con placebo, 100 mg/die di Coenzima Q10 per 3 settimane hanno determinato una significativa riduzione delle transaminasi, gamma-GT, hsCRP e gradi di NAFLD, nonché un miglioramento del rapporto adiponectina/leptina. Inoltre, il coenzima Q10 potrebbe aiutare a migliorare il modello lipidico tipicamente associato alla NAFLD, oltre a ridurre i livelli di LDL ossidato e la pressione arteriosa. fonte NCBI

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La malattia infiammatoria intestinale (IBD)

Disturbi gastrointestinali

La malattia infiammatoria intestinale (IBD) è una patologia infiammatoria del tratto gastrointestinale a decorso cronico. E’ suddivisa in malattia di Crohn (MC)
e Colite ulcerosa (CU).
I disturbi gastrointestinali dell’IBD si presentano in individui geneticamente suscettibili dopo una risposta immunitaria esagerata ad uno stimolo normale come il cibo e la flora intestinale.
La malattia infiammatoria intestinale (IBD) è caratterizzata da episodi ripetitivi di infiammazione del tratto gastrointestinale causati da una risposta immunitaria anormale alla microflora intestinale. La malattia infiammatoria intestinale comprende due tipi di malattia intestinale idiopatica che si differenziano per la loro posizione e profondità di coinvolgimento nella parete intestinale.
– La colite ulcerosa (CU) comporta un’infiammazione diffusa della mucosa del colon. Molto spesso la CU colpisce il retto (proctite), ma può estendersi al sigma (proctosigmoidite), oltre il sigmoide (colite ulcerosa distale) o includere l’intero colon fino al cieco (pancolite).
– La malattia di Crohn (MC) provoca l’ulcerazione transmurale di qualsiasi porzione del tratto gastrointestinale che colpisce più spesso l’ileo terminale e il colon.
Entrambe le malattie sono classificate per estensione (lieve, moderata,o grave) e posizione. Oltre al tratto gastrointestinale, sia il morbo di Crohn che la Colite ulcerosa hanno molte manifestazioni extraintestinali. Mentre nella maggior parte dei soggetti i disturbi possono essere distinti, in almeno il 10% dei soggetti le caratteristiche sono così simili che non è possibile inizialmente differenziare tra i due disturbi gastrointestinali.
Entrambi i disturbi gastrointestinali hanno una predisposizione genetica; nessuno dei due è curabile ed entrambi portano un’enorme morbilità. Infine, entrambi aumentano il rischio di cancro del colon-retto.

I sintomi della malattia infiammatoria intestinale (IBD):

– La diarrea può essere associata a sangue o muco; la diarrea può verificarsi anche di notte e l’incontinenza fecale non è rara
– Alcuni soggetti con colite ulcerosa possono presentare costipazione quando la malattia è localizzata al retto
– Anche dolore addominale, tenesmo e grave urgenza sono manifestazioni comuni
– La malattia di Crohn può presentarsi con dolore al quadrante inferiore destro e la colite ulcerosa può presentarsi con dolore al quadrante inferiore sinistro
– Nausea e vomito sono più comuni nella malattia di Crohn

Esame fisico
– Sono comuni tachicardia, ansia, febbre e disidratazione.
– A seconda dell’anemia, si può notare pallore.
– Il megacolon tossico può presentarsi con forte dolore, febbre, distensione addominale, brividi e letargia. Questa emergenza chirurgica dovrebbe sempre essere presa in considerazione in quanto è fatale se mancata.
– Nella malattia di Crohn, si possono notare fistole anali, ascessi o persino prolasso rettale.
– Il sangue occulto su un esame rettale digitale è comune.
– Nei bambini, si può notare solo un ritardo della crescita.

Il sistema immunitario intestinale è la chiave per la patogenesi della malattia infiammatoria intestinale (IBD). L’epitelio intestinale impedisce l’ingresso di batteri o antigeni nella circolazione sanguigna tramite giunzioni intercellulari sigillate. Nell’IBD, queste giunzioni sono difettose a causa di un fallimento della funzione di barriera primaria o a causa di una grave infiammazione. Ulteriori meccanismi protettivi includono la produzione di muco da parte delle cellule caliciformi e la secrezione di cellule di Paneth di α-defensine con attività antimicrobica intrinseca. Reazioni infiammatorie eccessive portano a un continuo deterioramento dell’epitelio e a un’ulteriore esposizione ai microbi intestinali, favorendo così il peggioramento dell’infiammazione e l’aumento dei disturbi gastrointestinali. fonte NCBI

Cosa fare con i disturbi gastrointestinali di IBD

Molti scienziati sono alla ricerca della causa dei disturbi gastrointestinali della malattia infiammatoria IBD; tuttavia, tale causa non è stata identificata. Tutto ciò che si sa è che è il risultato di un sistema immunitario improprio e che anche la genetica gioca un ruolo chiave nello sviluppo di questa malattia. Il World Journal of Gastroenterology ha affermato che “sebbene l’eziologia dell’IBD rimanga in gran parte sconosciuta, comporta una complessa interazione tra i fattori genetici, ambientali o microbici e le risposte immunitarie”. Pur essendo ancora piuttosto ignoranti sulle cause di questa malattia alquanto debilitante, alcune opzioni di trattamento si sono dimostrate piuttosto efficaci, con l’obiettivo di raggiungere la remissione clinica ed endoscopica. Molti farmaci immunosoppressori si sono dimostrati efficaci nel trattamento dei disturbi gastrointestinali dell’IBD. Sono state inoltre descritte alcune diete che hanno mostrato buoni risultati nella comunità IBD, come la dieta specifica a carboidrati (SCD), la dieta a basso contenuto di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili (FODMAP), la dieta paleolitica (Paleo) e la dieta antinfiammatoria (IBD-AID). Infine alcune sostanze hanno mostrato un certo miglioramento nei sintomi e nella gestione dell’IBD e dovrebbero essere analizzate per i loro benefici o svantaggi nello sviluppo dei disturbi gastrointestinali dell’IBD. Tali sostanze sono probiotici, polifenoli, fibre, acidi grassi, nonché alcune diete a basso contenuto di FODMAP. fonte NCBI

Trattameni probiotici per IBD

Lo squilibrio del microbiota intestinale è uno dei fattori importanti in molteplici disturbi gastrointestinali ed altre malattie. I probiotici hanno un beneficio sulla salute umana in quanto microrganismi vivi che possono regolare positivamente la composizione microbica intestinale. Una miscela probiotica composta da otto ceppi batterici vivi, VSL#3, svolge una funzione essenziale nella prevenzione e nel trattamento delle malattie sistemiche dell’apparato digerente e di altre malattie sistemiche negli animali e nell’uomo. Ci sono prove crescenti che VSL#3 funzioni modulando la funzione della barriera intestinale. È in grado di migliorare la funzione della proteina a giunzione stretta e la composizione del microbiota intestinale e regolare l’espressione delle citochine immuno-correlate. Ci sono diverse prove che dimostrano l’azione terapeutica di VSL#3 negli adulti con Colite Ulcerosa da lieve a moderata. In due studi, VSL#3 è stato in grado sia di ridurre l’indice di attività di malattia rispetto ai punteggi, sia di migliorare i sintomi clinici in modo significativo rispetto al placebo. Uno studio ha indicato che c’era il 42,9% dei pazienti trattati con VSL#3 che ha raggiunto la remissione e solo il 15,7% dei pazienti trattati con placebo che ha raggiunto la remissione. Inoltre, VSL#3 ed i farmaci tradizionali sembrano avere un’azione sinergica. fonte NCBI
Il trattamento con probiotici insieme ai farmaci antinfiammatori comunemente usati sembra essere una soluzione più efficace rispetto al trattamento con i soli probiotici. Palumbo e collaboratori hanno dimostrato l’effetto positivo dell’uso di mesalazina con il mix probiotico ( Lactobacillus salivarius, Lactobacillus acidophilus e Bifidobacterium bifidum ceppo BGN4; Acronelle ®, Bromatech SRL, Milano, Italia) tra i pazienti con Colite Ulcerosa. Il gruppo con il doppio trattamento ha mostrato tempi di recupero ridotti, attività della malattia più debole e ha presentato un quadro endoscopico migliore. fonte NCBI

I polifenoli per IBD

I polifenoli come metaboliti vegetali secondari sono universalmente presenti in frutta e verdura e sono gli antiossidanti più abbondanti nella dieta umana. Esistono prove che dimostrano gli effetti benefici sulla salute dei polifenoli alimentari. La ricerca scientifica ha confermato che i polifenoli alimentari possiedono effetti sia protettivi che terapeutici nella gestione dell’IBD mediati dalla down-regulation di citochine ed enzimi infiammatori, migliorando la difesa antiossidante e sopprimendo le vie infiammatorie e i loro meccanismi di segnalazione cellulare. fonte PUBMED
La curcumina, un composto derivato dal rizoma di Curcuma longa è un tipo di curcuminoide. È responsabile dell’ingiallimento della colorazione di molti piatti ed è ampiamente studiato per i suoi effetti antinfiammatori. La curcumina è stata studiata per il suo potenziale utilizzo in soggetti con IBD. In questa ricerca hanno esaminato gli effetti di 5 ASA (5-aminosalicilato) somministrati insieme a capsule di curcumina (3 g/die) VS un placebo somministrati insieme a 5 ASA. Il 54% dei pazienti trattati con curcumina ha raggiunto la remissione clinica, a differenza di quelli del gruppo placebo. Infine, Kedia et al. ha studiato 41 pazienti con una bassa dose di curcumina (150 mg) per 8 settimane aggiunta a mesalamina. Ciò non è stato efficace nell’indurre la remissione clinica o la risposta nei pazienti suggerendo che potrebbe essere necessaria una dose più elevata.
Il resveratrolo è un polifenolo naturale e i suoi vari derivati ​​hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. In questo articolo, esaminiamo in modo completo il meccanismo del resveratrolo e dei suoi derivati ​​per alleviare l’IBD migliorando la barriera intestinale, regolando il microbiota intestinale squilibrato e prendendo di mira varie vie di segnalazione infiammatoria. Le interazioni tra resveratrolo e microbiota intestinale sono bidirezionali e reciproche. Il resveratrolo e i suoi metaboliti possono inibire direttamente la crescita di alcuni batteri patogeni opportunisti, indebolire l’espressione dei fattori di virulenza, ridurre la formazione di biofilm e influenzare la sensibilità dei batteri a vari antibiotici convenzionali. Il resveratrolo, in collaborazione con la curcumina, ha sovraregolato l’abbondanza relativa di Clostridium e il livello di SCFA nel modello di colite causata dall’infezione da C. difficile. La tabella 1 riassume la regolazione del resveratrolo e dei suoi derivati ​​sul microbiota intestinale associato all’IBD. Inoltre, il resveratrolo e i suoi derivati ​​possono regolare una varietà di vie di segnalazione (come NF-κB) per ridurre i fattori proinfiammatori e l’infiltrazione di granulociti moderati. Le interazioni tra resveratrolo, microbiota intestinale e vie di segnalazione dell’infiammazione possono contribuire ad alleviare l’IBD. fonte SCIENCEDIRECT

Gli acidi grassi Omega 3 (ω3) per IBD

Gli acidi grassi Omega 3 sono stati oggetto di numerosi studi. In una panoramica redatta nel 2019, i risultati cumulativi hanno mostrato che gli acidi grassi ω3 riducono l’infiammazione intestinale, inducono e mantengono la remissione clinica nei pazienti con UC e sono correlati alla riduzione delle citochine proinfiammatorie, diminuiscono l’attività della malattia e aumentano la qualità della vita dei pazienti con MC. Per di più,il consumo di questi acidi grassi può essere correlato a un ridotto rischio di sviluppare IBD. Molti studi hanno dimostrato gli effetti benefici di ω3 come coadiuvante nel trattamento o nella prevenzione dei disturbi gastrointestinali da Colite Ulcerosa o Malattia di Crohn.

La vitamina D per IBD

La vitamina D (VitD) è coinvolta nella differenziazione delle cellule immunitarie, nella modulazione del microbiota intestinale, nella trascrizione genica e nell’integrità della barriera. Il recettore della vitamina D (VDR) regola le azioni biologiche della VitD attiva (1α,25-diidrossivitamina D3) ed è coinvolto negli aspetti genetici, ambientali, immunitari e microbici dell’IBD. La carenza di VitD è correlata all’attività della malattia e la sua somministrazione mirata a una concentrazione di 30 ng/mL può avere il potenziale di ridurre l’attività della malattia. Inoltre, la VDR regola le funzioni delle cellule T e delle cellule Paneth e modula il rilascio di peptidi antimicrobici nelle interazioni microbiota intestinale-ospite. Nel frattempo, metaboliti microbici benefici, ad esempio il butirrato, sovraregolano la segnalazione. Nella meta-analisi condotta da Gubatan et al., è stata valutata la relazione tra bassi livelli di vitamina D e i rischi di malattia clinicamente attiva, infiammazione della mucosa, recidiva clinica e bassi punteggi della qualità della vita tra 8316 pazienti con IBD da studi osservazionali. Bassi livelli di 25(OH)D erano significativamente associati ad un aumento della malattia IBD clinicamente attiva e recidiva clinica. Nel frattempo, bassi livelli di vitamina D erano associati a un aumento dell’infiammazione della mucosa e ad una bassa qualità della vita solo nei pazienti con CD. Infatti, l’infiammazione della mucosa può portare al malassorbimento della vitamina D nel CD, quindi bassi livelli di vitamina D potrebbero essere considerati come un biomarcatore di infiammazione per il CD. fonte NCBI
Uno studio clinico controllato randomizzato in doppio cieco ha incluso 120 bambini con IBD e ipovitaminosi D. I soggetti sono stati randomizzati a ricevere vitamina D3 per via orale in una dose di 2000 UI/die o placebo per 6 mesi. l’ integrazione di vitamina D ha ridotto significativamente il punteggio di attività IBD nel gruppo vitamina D rispetto al gruppo placebo. Inoltre, la qualità della vita è significativamente migliorata dopo l’integrazione di vitamina D. I marcatori infiammatori, ad esempio, la velocità di eritrosedimentazione, la proteina C-reattiva e la calprotectina fecale e l’interleuchina-2 IL-12, IL-17, IL-23 e il fattore di necrosi tumorale-alfa sono significativamente diminuiti nel gruppo vitamina D. fonte PUBMED

I Funghi Medicinali per IBD

I funghi sono rimasti una parte eterna delle cucine tradizionali grazie al loro potenziale benefico per la salute e sono stati a lungo riconosciuti come medicina popolare per il loro ampio spettro di nutraceutici, nonché per gli usi terapeutici e profilattici. Al giorno d’oggi, sono stati ampiamente studiati per spiegare la natura chimica e i meccanismi d’azione della loro capacità biomedica e nutraceutica. I funghi medicinali hanno importanti benefici per la salute e mostrano un ampio spettro di attività farmacologiche, tra cui antiallergico, antibatterico, antimicotico, antinfiammatorio, antiossidante, antivirale, citotossico, immunomodulante, antidepressivo, antiiperlipidemico, antidiabetico, digestivo, epatoprotettivo, neuroprotettivo, nefroprotettivo, osteoprotettivo, e attività ipotetiche. Sono numerosi i principi attivi presenti nei funghi. Per quanto ci stiamo occupando la loro azione prebiotica ha un notevole effetto positivo su tutti i disturbi gastrointestinali. Tra i principi attivi più studiati sembrano esserci i beta-glucani che comprendono un gruppo di polisaccaridi di origine naturale che si trovano anche in batteri, alghe e piante, ad esempio semi di cereali, nonché microfunghi e macrofunghi (funghi). I beta-glucani sono noti per le loro proprietà metaboliche e immunomodulatorie, tra cui antitumorali, antibatteriche e antivirali.
Hericium erinaceus (HE), un fungo commestibile tradizionale, è noto come omologia alimentare medicinale per migliorare le malattie gastrointestinali. Per indagare se l’HE è clinicamente efficace nell’alleviare la malattia infiammatoria intestinale (IBD), gli estratti di HE (polisaccaride, estratti alcolici ed estratti interi sono stati preparati utilizzando metodi di estrazione con solvente) sono stati somministrati per 2 settimane in ratti con IBD indotta da acido trinitro-benzene-solfonico (TNBS) clistere (150 mg/kg). Ulteriori studi hanno rivelato che i polisaccaridi negli estratti di HE possono svolgere un ruolo prebiotico, mentre gli estratti alcolici mostrano effetti simili ai battericidi e immunomodulatori. Presi insieme, abbiamo dimostrato che gi estratti di H. erinaceus potrebbero promuovere la crescita di batteri intestinali benefici e migliorare l’immunità dell’ospite nel modello IBD in vivo, che mostra il potenziale clinico nell’alleviare l’IBD regolando il microbiota intestinale e il sistema immunitario.
I risultati del presente studio hanno mostrato che gli estratti di H. erinaceus (polisaccaride, estratti alcolici ed estratti interi) hanno migliorato significativamente la struttura del microbiota intestinale. Alcuni sintomi di IBD, come i punteggi dell’indice di danno tissutale e morfo comune nella mucosa del colon sono migliorati ( P <0,05); l'attività MPO è diminuita; i livelli di citochine sieriche, inclusi IL-1α, IL-2, IL-8, IL-10, IL-11, IL-12, TNF-γ, TNF-α, VGEF, MIP-α e i livelli di M-CSF , migliorato quasi alla normalità; e l'espressione di Foxp3, NF-κB p65, TNF-α e IL-10 nella mucosa del colon è migliorata ( P <0,05). Questi risultati indicavano chiaramente che gli estratti di H. erinaceus potrebbero promuovere la crescita di batteri probiotici, migliorare l'immunità e dare risultati positivi nei modelli sperimentali di IBD. fonte NCBI
Il Ganoderma lucidum, chiamato anche lingzhi in cinese e reishi in giapponese, è un noto fungo medicinale tradizionale cinese. È stato ampiamente utilizzato per la prevenzione e il trattamento di varie malattie come agente immunomodulante, tra cui cancro gastrico, ipertensione, artrite, epatite cronica, diabete, asma, nefrite, arteriosclerosi e disturbi immunologici. I polisaccaridi di Ganoderma lucidum (GLP) hanno effetti antinfiammatori e immunomodulatori. Le risposte immunitarie disregolate sono coinvolte nella patogenesi della colite indotta da destrano solfato di sodio (DSS). Lo scopo di questo studio era di valutare il potenziale terapeutico del GLP per alleviare la colite indotta da DSS. Si conclude che i nostri risultati suggeriscono che i polisaccaridi con effetti preziosi possono essere utilizzati come un nuovo approccio terapeutico per mitigare l’infiammazione acuta negli individui con IBD. Inoltre, sono necessari studi di ricerca dettagliati, inclusi studi clinici, per verificare il potenziale di questi promettenti agenti immunomodulatori. fonte NCBI
Agaricus blazei Murill (AbM), fungo medicinale della famiglia dei Basidiomycetes, cresce allo stato selvatico nella regione di Piedade fuori San Paolo, in Brasile, e da secoli viene utilizzato come ingrediente alimentare. A causa della presunta minore frequenza di malattie gravi a Piedade rispetto alle regioni limitrofe, AbM è stato tradizionalmente impiegato per trattare malattie gravi comuni come l’aterosclerosi, l’epatite, l’iperlipidemia, il diabete mellito, la dermatite e il cancro. A metà degli anni ’60 il fungo fu portato in Giappone e coltivato per il mercato degli alimenti salutari, e dall’inizio degli anni ’80 fu sottoposto a un’espansione dello sforzo di ricerca sperimentale. L’AbM è ricco di β-glucani con uno scheletro β-1,6 e rami -1-3 laterali (rapporto di 1:2), che hanno proprietà immunomodulatorie su monociti/macrofagi e natural killer (NK) cellule del sistema immunitario nativo ed effetti antitumorali nei roditori. Il presente studio dimostra la riduzione di diverse citochine nel siero di pazienti con CU e MC dopo 12 giorni di assunzione di un estratto di funghi Basidiomycetes (AndoSan™) principalmente a base di AbM. Per i pazienti con Colite Ulcerosa, si è verificata anche una concomitante riduzione dei livelli di calprotectina fecale. Risultati simili che mostrano tale diminuzione dei livelli di citochine sono stati dimostrati in volontari sani che consumavano AndoSan™ in un simile allestimento sperimentale. Nel complesso, i risultati supportano la nozione di un effetto antinfiammatorio e stabilizzante generale di AndoSan™ sul rilascio di citochine in individui con buona salute o con disturbi gastrointestinali da IBD. La seconda scoperta importante in questo studio è stata che i pazienti con CU hanno avuto una significativa riduzione della calprotectina fecale il giorno 12, mentre la calprotectina nel plasma è rimasta inalterata durante l’esperimento. La calprotectina, una proteina citosolica abbondante nei neutrofili può, quando rilasciata nelle feci, essere utilizzata come marker per l’attività della malattia nelle IBD. Anche nei pazienti con MC, è stata rilevata una riduzione della calprotectina fecale parallelamente al ridotto grado di infiammazione, ma i valori iniziali di calprotectina riportati erano molto più alti (circa 15 volte) rispetto a qui e probabilmente da pazienti più gravemente colpiti rispetto allo studio attuale. In conclusione, il consumo di un estratto di fungo medicinale a base di AbM per 12 giorni da parte di pazienti con IBD non ha prodotto effetti collaterali e un calo delle citochine soprattutto pro-infiammatorie e chemiotattiche, nonché una riduzione della calprotectina fecale nei pazienti con CU. Questi risultati promettenti giustificano ulteriori studi su ulteriori parametri biologici e il potenziale miglioramento dell’esito clinico in questi pazienti. fonte Wiley Online Library

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