Trattamenti Naturali per le funzioni renali

Trattamenti Naturali per le funzioni renali

Rimedi naturali e nutraceutici
per la salute delle funzioni renali


Introduzione alla fisiologia dei reni

I reni sono una coppia di organi a forma di fagiolo presenti in tutti i vertebrati.
I reni appartengono al sistema degli emuntori. Nella Medicina Tradizionale Cinese, così come presso gli antichi Egizi, i reni venivano considerati organi vitali alla stessa stregua del cuore e del cervello.
I due reni sono posizionati nella parte posteriore della cavità addominale, approssimativamente dietro al fegato e dietro alla milza. A seconda della costituzione fisica e del sesso un rene può pesare dai 110 ai 170 grammi. Ogni rene è incapsulato da un rivestimento connettivale duro e fibroso che lo protegge.
Le ghiandole surrenali sono posizionate proprio sopra i reni.
Il sangue entra nei reni attraverso le arterie renali, viene filtrato ed esce attraverso le vene renali. Ogni rene espelle l’urina attraverso un tubo chiamato uretere che conduce alla vescica.
funzioni renaliLa funzione renale principale è quella di filtrare dal sangue le sostanze di scarto e rimuoverle dal corpo, mantenendo in questo modo i livelli equilibrati degli elettroliti. Il corretto funzionamento del sistema urinario è una componente cruciale per l’omeostasi del corpo. La formazione dell’urina e l’escrezione delle sostanze di scarto sono due fra le funzioni principali dei reni. Tuttavia i reni hanno anche altre importanti funzioni poichè contribuiscono anche a mantenere la composizione del sangue, il pH e l’osmolarità, regolano il volume e la pressione sanguigna, intervengono nella produzione di globuli rossi attraverso meccanismi ormonali. I reni sono inoltre responsabili della produzione dell’ormone vitamina D biologicamente attivo (calcitriolo), che riveste un ruolo cruciale nella regolazione dell’omeostasi minerale ed in particolare di calcio e fosforo.

Le funzioni renali

Il ruolo principale dei reni è rappresentato dal mantenimento dell’omeostasi. Questa funzione vitale viene svolta dai reni attraverso la gestione dei livelli dei liquidi, il mantenimento dell’equilibrio elettrolitico, oltre che da altri fattori che contribuiscono a mantenere l’ambiente interno del corpo coerente con i parametri vitali. I reni assolvono quindi una vasta gamma di funzioni:

Escrezione delle sostanze tossiche

I reni rimuovono dal sangue una serie di prodotti di scarto e li veicolano verso l’esterno nelle urine. Due dei principali composti rimossi dai reni sono:
• Urea, che deriva dalla scomposizione delle proteine
• Acido urico dalla degradazione degli acidi nucleici

Riassorbimento dei nutrienti

Le funzioni renali includono il riassorbimento dei nutrienti. I reni riassorbono i nutrienti dal sangue e li trasportano dove sostengono meglio la salute. Riassorbono anche altri prodotti per aiutare a mantenere l’omeostasi. I prodotti riassorbiti includono:
• glucosio
• aminoacidi
• bicarbonato
• sodio
• acqua
• fosfato
• ioni cloruro, sodio, magnesio e potassio

Mantenere il pH nel giusto range

Negli esseri umani, il livello di pH accettabile è compreso tra 7,38 e 7,42. Al di sotto di questo valori il corpo entra in uno stato di acidosi, mentre al di sopra si genera uno stato di alcalosi. Con un pH fuori range le proteine e gli enzimi si degradano e non possono più funzionare. In casi estremi, questa situazione può essere fatale. I reni insieme ai polmoni, aiutano a mantenere un pH stabile all’interno del corpo.
Le funzioni renali mantengono l’equilibrio del pH attraverso due processi:
• Riassorbimento e conservazione del bicarbonato (HCO3) : il bicarbonato aiuta a neutralizzare gli acidi. I reni possono trattenerlo se il pH è tollerabile o rilasciarlo se i livelli di acido aumentano.
• Espulsione degli ioni idrogeno (H+) e degli acidi fissi : gli acidi fissi o non volatili sono acidi che non si verificano a causa dell’anidride carbonica. Derivano dal metabolismo incompleto di carboidrati , grassi e proteine. Includono acido lattico, acido solforico e acido fosforico.

Regolazione dell’osmolarità

L’osmolarità rappresenta la misura dell’equilibrio elettroliti-acqua del corpo, ovvero il rapporto tra fluido e minerali. La disidratazione è una delle cause principali dello squilibrio elettrolitico. Se l’osmolarità aumenta nel plasma sanguigno, l’ipotalamo nel cervello risponde trasmettendo un messaggio alla ghiandola pituitaria. Questo, a sua volta, rilascia l’ormone antidiuretico (ADH). In risposta all’ADH, le funzioni renali apportano una serie di modifiche, tra le quali abbiamo:
• aumento della concentrazione di urina
• aumentare il riassorbimento dell’acqua
• riaprire porzioni del condotto di raccolta in cui l’acqua normalmente non può entrare, consentendo il ritorno dell’acqua nel corpo
• trattenere l’urea nel midollo del rene piuttosto che espellerla, poiché attira l’acqua

Regolazione della pressione sanguigna

I reni intervengono nella regolazione della pressione sanguigna quando ciò si renda necessario. La regolazione pressoria si espleta a lungo termine nelle arterie provocando cambiamenti nel fluido extracellulare. Le funzioni renali partecipano al sistema renina-angiotensina-aldosterone. Tutto ciò che altera la pressione sanguigna può nel tempo danneggiare i reni, compresa l’ obesità, il consumo eccessivo di alcol ed il fumo.

Secrezione di composti attivi

I reni rilasciano alcuni composti importanti, tra i quali abbiamo:
• Eritropoietina : controlla l’eritropoiesi ovvero la produzione di globuli rossi. Il fegato produce anch’esso questo ormone glicoproteico ma in misura minore rispetto ai reni.
• Renina : un enzima che aiuta a gestire l’espansione delle arterie e il volume del plasma sanguigno, della linfa e del liquido interstiziale. La linfa è un fluido che contiene globuli bianchi, che supportano l’attività immunitaria, e il fluido interstiziale è il componente principale del fluido extracellulare.
• Calcitriolo : è la forma attiva della vitamina D3 all’interno del corpo umano. La sua funzione è quella di permettere l’assorbimento del calcio e del fosfato a livello gastrointestinale e renale.

Regolazione della glicemia

Tra le funzioni renali troviamo un importante contributo sia nella produzione del glucosio, mediante la gluconeogenesi, sia nel riassorbimento del glucosio filtrato a livello glomerulo renale.


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I reni e le loro principali malattie

Un’indagine condotta dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN), e presentata in occasione del 59° Congresso Nazionale SIN, ha evidenziato che la prevalenza della Malattia Renale Cronica (MRC) interessa il 7% nella popolazione italiana, ma raggiunge valori fino al 50% in presenza di diabete, ipertensione arteriosa, obesità e dislipidemia (Fonte Nephrocare). La malattia renale si verifica quando i reni vengono danneggiati e non possono svolgere la loro funzione. Il danno può essere causato da diabete , ipertensione e varie altre condizioni croniche (a lungo termine). La malattia renale può portare ad altri problemi di salute, tra cui ossa deboli, danni ai nervi e malnutrizione.

Se la malattia peggiora nel tempo, i reni potrebbero smettere di funzionare completamente. Ciò significa che sarà necessaria la dialisi per svolgere la normale funzione dei reni.

Malattia renale cronica

La forma più comune di malattia renale è la malattia renale cronica. Si tratta di una condizione ormai stabilizzata da tempo non migliorabile. È comunemente causata dall’ipertensione.
L’ipertensione risulta pericolosa per i reni poichè aumenta la pressione sui glomeruli renali (minuscoli vasi sanguigni di filtraggio), con un conseguente possibile loro danneggiamento.
Il diabete è anche una delle principali cause di malattia renale cronica. L’aumento del livello degli zuccheri nel sangue danneggia nel tempo i vasi sanguigni dei reni.
L’insufficienza renale può verificarsi anche in conseguenza del sovraccarico di tossine nel corpo.

Calcoli renali (litiasi)

La formazione di calcoli renali è un disturbo abbastanza diffuso e doloroso, causato dalla formazione di depositi cristallizzati di minerali che assumono la forma di sassolini più o meno grandi. Queste formazioni quando aumentano la loro dimensione possono bloccare il passaggio dell’urine negli ureteri, alterando le funzioni renali.

Sindrome nefrosica

E’ un disturbo causato dalla presenza di danni ai glomeruli renali. In questa condizione una eccessiva quantità di proteine viene eliminata con le urine. La comparsa di edemi alle gambe come sintomo tipico di alterazione delle funzioni renali, può far sospettare una sindrome nefrosica.

Rene policistico

La caratteristica principale del rene policistico è rappresentata dalla formazione di grosse cisti a carico del rene che possono comprometterne la funzionalità.
Il rene policistico è una condizione di origine genetica. Le cisti aumentano in numero e dimensioni durante la vita di un individuo fino a causare la perdita totale di funzionalità renale nella metà dei soggetti colpiti. Isolate Cisti renali possono comparire con l’età, ma non sono ricomprese nel rene policistico ed in genere non creano disturbi.

Nefrite

Le nefriti comprendono tutte quelle malattie infiammatorie a carico del rene. Si distinguono in base alla sede di insorgenza del processo infiammatorio. Pertanto avremo la glomerulonefrite (glomeruli renali), la pielonefrite (pelvi e del parenchima renale) e la nefrite interstiziale (interstizio renale). Ne può conseguire insufficienza renale, anche cronica, ovvero l’incapacità permanente dei reni di svolgere in modo efficiente la loro funziona fisiologica.

Insufficienza renale acuta

Consiste in un improvviso e drammatico peggioramento della funzionalità renale che può però essere occasionale e quindi reversibile. Tra le cause disidratazione, un blocco del tratto urinario (ad esempio per un calcolo) o un trauma ai reni;

Nefropatia diabetica

L’eccesso di zuccheri nel sangue dei diabetici può progressivamente danneggiare i reni sfociando nella insufficienza renale cronica.

Nefropatia ipertensiva

In questi casi l’alterazione delle funzioni renali o peggio l’insufficienza renale cronica, può essere causata da una pressione sanguigna troppo elevata.

Cancro del rene

Il carcinoma renale è la neoplasia maligna più comune a carico dei reni. I tumori del rene e delle vie urinarie rappresentano una proporzione variabile tra il 2 e il 5 per cento (a seconda dell’età) di tutti i tumori e nel genere maschile ha una frequenza quasi doppia rispetto a quello femminile.


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Come conservare la salute dei reni

Le indagini cliniche sono l’unico modo per sapere con certezza se una malattia renale è presente. I fattori di rischio per le malattie renali sono rappresentati da predisposizioni genetiche, da storie familiari di insufficienza renale, dalla presenza di ipertensione o diabete.

10 sintomi che potrebbero dipendere da una malattia renale:
– Stanchezza fisica e mentale con difficoltà di concentrazione
– Problemi del sonno
– Pelle secca e pruriginosa
– Bisogno di urinare continuo
– La presenza di sangue nelle urine
– L’urina schiumosa
– Persistente gonfiore intorno agli occhi
– Caviglie e piedi gonfi
– Scarso appetito
– Crampi muscolari

Cambiamenti nella dieta e nello stile di vita
Seguire una dieta equilibrata è importante tanto quanto assumere integratori o farmaci. Adottare uno stile di vita sano può aiutare a prevenire molte delle cause alla base della malattia renale. Molti problemi renali derivano dall’ipertensione e dal diabete.

I 9 consigli migliori per conservare le funzioni renali:
• Ridurre gli zuccheri per il controllo della glicemia
• Ridurre i cibi che innalzano il colesterolo
• Ridurre l’assunzione di sale da cucina
• Evitare il consumo di alcol
• Evitare il fumo
• Evitare la vita sedentaria favorendo l’attività fisica
• Perdere peso in eccesso
• Bere molta acqua
• Favorire una dieta che includa frutta fresca, verdura, cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi

funzioni renali

RIMEDI NATURALI PER LE FUNZIONI RENALI

L’uso di integratori a base di erbe può essere pericoloso per i soggetti affetti da insufficienza renale cronica, poiché il loro corpo non è in grado di eliminare i prodotti di scarto come avviene in una persona sana.
Fatta questa doverosa premessa ci accingiamo a prendere in esame gli integratori nutraceutici e le erbe più usate per i disturbi renali funzionali.

Calcoli renali – trattamenti e rimedi

La formazione di calcoli renali detta urolitiasi è un processo complesso che risulta da una successione di diversi eventi fisico-chimici tra cui sovrasaturazione, nucleazione, crescita, aggregazione e ritenzione all’interno dei reni.
Secondo questa ricerca i dati epidemiologici hanno dimostrato che l’ossalato di calcio è il minerale predominante nella maggior parte dei calcoli renali. Sebbene ci siano alcune recenti segnalazioni di effetti benefici dei trattamenti medici nel migliorare l’eliminazione dei calcoli negli ureteri distali, di fatto non esiste ancora un farmaco soddisfacente da utilizzare nella terapia clinica, soprattutto per la prevenzione o la recidiva dei calcoli. A questo proposito, molte piante sono state tradizionalmente utilizzate per trattare i calcoli renali e si sono dimostrate efficaci. È stato segnalato che varie erbe inibiscono la cristallizzazione del Ossalato di Calcio (CaOx). In particolare secondo la ricerca Phyllantus niruri riduceva significativamente la crescita dei calcoli dopo aver ingerito il tè per tre mesi. Come riportato nella stessa ricerca, per la prevenzione della formazione di calcoli è importante un’elevata assunzione di liquidi perché un volume urinario ridotto amplifica la saturazione di tutti i soluti. I liquidi consigliati includono acqua minerale e succhi di frutta. Gli estratti vegetali che aumentano il volume urinario potrebbero quindi essere utilizzati anche come terapia aggiuntiva. Esiste un numero crescente di studi che affermano effetti diuretici con rimedi tradizionali. Di questi, fra i più promettenti evidenziamo Solidago virga aurea. Un aumento dell’escrezione di acido urico è stato anche notato dopo il consumo di un tè preparato con Orthosiphon.
In questa ricerca viene evidenziato l’uso di Phyllantus niruri per l’eliminazione dei residui dei calcoli frantumati dalla litotrisia.
Nelle conclusioni di questa ricerca è riportato che l’ integrazione di citrato di potassio in Svizzera ha determinato un cambiamento benefico del profilo di rischio urinario aumentando in modo particolare i fattori anti-litogenici. Glucosio a digiuno, HbA 1c , livelli di colesterolo e BMI non sono stati influenzati dalla terapia con citrato di potassio dopo 3 mesi, suggerendo che il citrato di potassio è sicuro e non associato ad effetti collaterali metabolici sfavorevoli.
Infine citiamo questa ulteriore ricerca che descrive i potenziali effetti benefici dell’Erba ruggine o Cedracca, nota col nome di “Spaccapietra”, sui depositi di ossalato di calcio.

La ritenzione idrica – trattamenti e rimedi

La ritenzione idrica è una tendenza patologica delle cellule a trattenere liquidi, tossine e sali minerali. Voli aerei, cambiamenti ormonali e sale in eccesso possono favorire il ristagno dei liquidi nel corpo. funzioni renaliIn genere la ritenzione idrica ha la sua causa di fondo sullo squilibrio metabolico del rapporto aumentato tra sodio e potassio. Tuttavia il ristagno dei liquidi può essere causato anche su base giornaliera da uno squilibrio ormonale del ciclo mestruale. Difetti di circolazione venosa e del drenaggio linfatico possono anch’essi incrementare la ritenzione idrica. La ritenzione idrica inoltre può essere causata da patologie come disfunzioni cardiache e renali, infiammazioni croniche, sindrome premestruale, diabete, artrite ed ipotiroidismo. Inoltre alcuni farmaci come gli antiacidi e gli antinfiammatori, come pure la pillola anticoncezionale ed i cortisonici, possono favorire il ristagno dei liquidi nel corpo.

Consigli naturopatici che possono aiutare a risolvere la ritenzione idrica:
1. Seguire una dieta a basso contenuto di sale, poiché il sodio trattiene l’acqua nel corpo. Si consiglia di limitare l’assunzione di sodio a non più di 2-3 grammi al giorno. Ciò significa fare la spesa cercando di evitare cibi confezionati, lavorati e precotti. Si può compensare il sapore dei cibi aggiungendo spezie al posto del sale.
2. Il magnesio è un minerale importante di cui il corpo ha bisogno per funzionare. Infatti è coinvolto in più di 300 reazioni enzimatiche necessarie al normale funzionamento del corpo. Il magnesio è necessario a produrre energia e regolare lo zucchero nel sangue. Il magnesio è necessario per la normale conduzione degli impulsi nervosi, per la contrazione muscolare ed il normale ritmo cardiaco. Il cuore, i muscoli ed i reni hanno tutti bisogno di magnesio per funzionare correttamente. Il magnesio è un minerale che aiuta anche a costruire denti e ossa. Infine aumentare l’assunzione di magnesio può aiutare a ridurre la ritenzione idrica, in particolare quando questa è causata dalla sindrome premestruale. (ricerca 1ricerca 2)
3. La vitamina B6 (piridossina) è un altro presidio molto utile in caso di ritenzione idrica. In questa ricerca è stato dimostrato che la supplementazione di vitamina B6 associata al magnesio riduce la ritenzione idrica nelle donne con sindrome premestruale. Come ben evidenziato nella ricerca stessa, la vitamina B6 da un lato aumenta i livelli di serotonina e dopamina e migliora i sintomi della sindrome premestruale, dall’altro ha un ruolo essenziale nella sintesi delle prostaglandine e degli acidi grassi, che si riducono nelle eziologie che causano la sindrome premestruale. Inoltre, i ricercatori ritengono che la carenza di vitamina B6 diminuisca la dopamina nei reni e quindi aumenti l’escrezione di sodio, che a sua volta provoca l’accumulo di acqua nel corpo e induce sintomi come gonfiore alle estremità, edema e fastidio addominale e toracico. La somministrazione di vitamina B6 può quindi diminuire questi sintomi e migliorare l’acne premestruale.
4. Il potassio è un minerale che svolge diverse importanti funzioni, molto utile per la salute dei reni. In questa ampia ricerca dal titolo “Potassio E Salute” è riportata l’utilità del potassio nelle funzioni renali, in particolare nella regolazione dell’ipertensione che come già detto rappresenta un fattore di rischio renale, oltre che cardiaco e cerebrale.
Secondo questa ricerca il potassio sembra aiutare a ridurre la ritenzione idrica in due modi, ovvero diminuendo i livelli di sodio ed aumentando nel contempo la produzione di urina.

I cibi che contengono buone dosi di potassio sono:
– Avogado
– Spinaci
– Pomodori
– Patate
– Fagioli Bianchi (Cannellini, Lima, Etc.), Fagioli Neri, Lenticchie
– Zucca
– Albicocche secche
– Uvetta
– Mandorle
– Barbabietole rosse
– Melograno
– Banane

5. Il Tarassaco (Taraxacum officinale) è una pianta erbacea perenne appartenete alla famiglia delle Asteracee. Molto apprezzato come rimedio erboristico per le sue proprietà coleretiche, colagoghe e diuretiche. Per le funzioni renali può essere d’aiuto nella stimolazione della diuresi. I diuretici naturali possono aiutare a ridurre la ritenzione idrica facendo urinare più spesso. In questa ricerca nelle conclusioni troviamo quanto segue: Sulla base di questi primi dati sull’uomo, l’estratto etanolico di Taraxacum officinale si mostra promettente come diuretico nell’uomo. Sebbene questo fosse un piccolo studio, i risultati indicano che l’estratto di dente di leone può essere un diuretico efficace.
6. Equiseto: Una ricerca del 2014 ha evidenziato che l’estratto di coda cavallina ha gli stessi effetti diuretici dei farmaci da prescrizione, ma con meno effetti collaterali. Nelle valutazioni finali dei risultati del test si legge: I nostri dati sperimentali confermano l’etnofarmacologia e l’uso tradizionale di Equisetum arvense come diuretico, che si verifica in tutto il mondo, inclusi Brasile e altri paesi sudamericani ed in diversi paesi europei ed asiatici. Questi risultati rappresentano un importante stimolo per ulteriori studi clinici sugli altri effetti farmacologici di E. arvensee altre piante medicinali ad ampio raggio nella medicina tradizionale.

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Equilibrio del pH ed Acidosi latente – trattamenti e rimedi

Nell’essere umano sano, il sangue ha un valore di pH di 7,4. Anche lievi deviazioni da questo valore possono portare a tutti i disturbi del metabolismo che possono anche essere pericolosi per la vita. È per questo motivo che i sistemi tampone estensivi del corpo assicurano che il pH del sangue sia mantenuto tra i limiti molto stretti di 7,37 e 7,43. Per mantenere il funzionamento metabolico ottimale e per ottenere la capacità tampone a lungo termine, l’organismo dipende anche dalla costante rigenerazione dei sistemi tampone.
Quanto detto sopra presuppone una precisa regolazione dell’omeostasi acido-base che coinvolge molti fattori (Fig. 1).
insufficienza renaleA parte le caratteristiche tampone del sangue e dei compartimenti extracellulari ed intracellulari, lo scambio di gas nei polmoni ed i meccanismi di escrezione dei reni sono componenti essenziali di questo sistema di regolazione, tutti in equilibrio funzionale tra loro. Nella dieta moderna, principalmente il consumo elevato di proteine ​​rispetto a quello di frutta e verdura, le quali forniscono basi, contribuisce all’acidificazione quotidiana del corpo. Rispetto alle manifestazioni clinica dell’acidosi metabolica con pH alterato nel sangue, l’acidosi latente è molto più comunemente riscontrata. Nella maggior parte dei casi, si verifica un leggero spostamento del pH del sangue in direzione acida entro l’intervallo normale e la capacità di tamponamento totale del sangue viene ridotta. Il termine “latente” si riferisce a una condizione cronica che è priva di sintomi acuti e rilevabile solo clinicamente. L’acidosi latente è presente in un’ampia fascia della popolazione. La causa dell’aumentata acidificazione è soprattutto l’elevato contenuto proteico negli alimenti che, unito al declino della funzionalità renale associato all’aumentare dell’età, porta ad un’acidosi latente. (Fonte)
La condizione cronica di acidosi latente è un fattore di rischio per numerose ed importanti malattie, come ad esempio osteoporosi, problemi cardiovascolari, dolore acuto. In questa ricerca è evidenziato che l’acidosi indotta dalla dieta può influenzare le attività molecolari a livello cellulare che promuovono la carcinogenesi o la progressione del tumore.
Questa ulteriore ricerca esordisce dicendo: Prove crescenti supportano l’associazione tra iperuricemia e malattia renale cronica incidente (CKD). Nella sua conclusione finale inoltre troviamo affermato che i risultati suggeriscono che l’iperuricemia è un potenziale fattore modificabile della progressione della CKD.
In questa altra ricerca si afferma che l’acidosi metabolica è una complicanza comune della malattia renale cronica. Un numero crescente di prove identifica l’acidosi non solo come conseguenza, ma anche come contributo alla progressione della malattia renale. A questo proposito sono stati identificati diversi percorsi meccanicistici. Il carico acido nella dieta, anche in assenza di acidosi manifesta, può avere effetti deleteri. Diversi piccoli studi ora suggeriscono che il trattamento dell’acidosi con alcali orali può rallentare la progressione della malattia renale.

equilibrio acido-base

Integratori alcalinizzanti

Più avanti nella stessa ricerca al capitolo ”Acidità alimentare, ritenzione acida e progressione della malattia renale”, troviamo riportato che: il carico acido dietetico netto è determinato dall’equilibrio dei precursori che formano acidi e che formano basi nella dieta. Gli alimenti comuni che forniscono un elevato carico di acidi nella dieta includono formaggio, carne, uova e cereali, mentre frutta e verdura sono ricche di precursori alcalini. In generale, le diete ricche di proteine animali producono alti livelli di produzione netta di acido endogeno (NEAP), mentre le diete vegane e vegetariane producono un NEAP basso, o addirittura negativo. È possibile ottenere un NEAP basso anche preservando la percentuale di energia derivata dalle proteine alimentari. Ciò è stato dimostrato nello studio Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH), in cui una dieta che incorporava una maggiore assunzione di frutta e verdura produceva un NEAP sostanzialmente inferiore rispetto alla tipica dieta americana.
In quest’altra interessante ricerca apparsa nel 2020 dal titolo “Infiammazione e stress ossidativo nella malattia renale cronica: potenziale ruolo terapeutico di minerali, vitamine e metaboliti di origine vegetale” vengono illustrati i risultati incoraggianti ottenuti con alcuni integratori ed erbe in presenza di malattia renale con acidosi tissutale. Nella tabella 3, che fedelmente riportiamo potete avere l’elenco completo dell’indagine.

funzioni renali

Fonte https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6981831/

Un interessante contributo in caso di malattia renale può essere dato dai funghi medicinali. Potete notare come nella tabella della ricerca sia mostrato il fungo Cordyceps s. Inoltre in questa ricerca dal titolo “Uno studio farmacometabonomico sulla malattia renale cronica e l’effetto terapeutico di Ergone da UPLC-QTOF / HDMS” è riportato l’effetto terapeutico di un componente presente all’interno del fungo Polyporus umbellatus.

Per concludere, dalla nostra pratica naturopatica quotidiana, possiamo consigliare gli oligoelementi Litio e Selenio come ulteriori rimedi per supportare l’acidosi tissutale e comunque tutti i disturbi renali.
Il litio ha un’azione antagonista all’ormone antidiuretico (ADH), pertanto è un regolatore dell’idratazione. Il litio oligoelemento viene utilizzato tradizionalmente come modificatore di terreno in due aree: da un lato migliora le funzioni di eliminazione urinaria (in particolare quella dell’urea e dell’acido urico), dall’altro e, soprattutto, svolge un ruolo prezioso nel trattamento di molti disturbi psicosomatici e nevrotici non gravi (ansia, irritabilità, disturbi comportamentali e affettivi, etc.).
Rispetto al Selenio in questa ricerca è riportato che la carenza di selenio deve essere sospettata nei pazienti dializzati e l’integrazione di selenio può essere utile (aumento dell’attività della glutatione perossidasi, effetto cardioprotettivo, proprietà immuno-stimolanti) per i pazienti con insufficienza renale cronica.

Rimedi per la Salute ed il Benessere:

– sui RIMEDI NATURALI – Come e perchè sceglierli

– del SISTEMA NERVOSO (Ansia, Stress, Depressione, Etc.)
– del SISTEMA IMMUNITARIO (Autoimmunità, Allergie, Ipoimmunità)
– del SISTEMA ENDOCRINO (Disfunzioni Ghiandolari)
– delle FUNZIONI RENALI (Acidosi Tissutale, Ritenzione Idrica, Etc.)
– delle FUNZIONI METABOLICHE (Insulino-Resistenza, Zuccheri, Grassi, Etc.)
– dell’APPARATO DIGERENTE (Disbiosi, Leaky Gut Syndrome, Etc.)
– dell’APPARATO OSTEO-ARTICOLARE (Articolazioni, Tendini, Problemi Muscolari)


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Trattamenti Naturali per i disturbi ormonali

Trattamenti Naturali per i disturbi ormonali

Rimedi Naturali per
il Sistema Endocrino ed i disturbi ormonali


Disturbi ormonali del Sistema Endocrino

Il sistema endocrino è una rete di ghiandole che producono e rilasciano nel flusso sanguigno delle sostanze chimiche chiamate ormoni. Gli ormoni hanno la funzione di messaggeri che dicono alle cellule cosa fare. Il nostro organismo utilizza gli ormoni per due tipi di comunicazione. Il primo è per la comunicazione tra due ghiandole endocrine, dove una ghiandola rilascia un ormone che stimola un’altra ghiandola bersaglio a modificare i livelli di ormoni che sta rilasciando. Il secondo è tra una ghiandola endocrina e un organo bersaglio, ad esempio quando il pancreas rilascia insulina che fa sì che le cellule muscolari e adipose assorbano il glucosio dal flusso sanguigno. Pertanto attraverso la sua attività il sistema endocrino controlla molte importanti funzioni dell’organismo: crescita, metabolismo, appetito, pubertà, fertilità. Il sistema endocrino influenza la capacità del corpo di trasformare le calorie in energia che alimenta cellule e organi, ma anche il battito cardiaco, lo sviluppo delle ossa e dei tessuti, etc. Le disfunzioni endocrine hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo di malattie metaboliche come il diabete, malattie della tiroide, disturbi della crescita, disfunzioni sessuali e una serie di altri disturbi correlati agli ormoni.

La Struttura del Sistema Endocrino e le sue Ghiandole

Ogni ghiandola del sistema endocrino rilascia nel flusso sanguigno ormoni specifici. Questi ormoni viaggiano attraverso il sangue verso altre cellule o altre ghiandole ed aiutano a controllare o coordinare molti processi del corpo.
Le principali ghiandole endocrine sono:
– Ipotalamo: una parte del cervello limbico che sovrintende e governa le secrezioni della ghiandola pituitaria per rilasciare gli ormoni.
– Ghiandola pineale: una ghiandola situata vicino al centro del cervello che, tra le altre funzioni, influenza il ritmo del sonno.
– Ghiandola pituitaria: una ghiandola che si trova alla base del cervello dietro i seni nasali. Viene individuata come “regina delle ghiandole” perché influenza molte altre ghiandole, in particolare la tiroide. Disturbi alla ghiandola pituitaria possono influenzare la crescita ossea, i cicli mestruali nelle donne ed il rilascio di latte materno.sistema endocrino
-Tiroide: una ghiandola con 2 lobi a forma di farfalla nella parte anteriore del collo che controlla il metabolismo
– Paratiroide: quattro minuscole ghiandole del collo che svolgono un ruolo nello sviluppo osseo.
– Timo: una ghiandola nella parte superiore del torace che aiuta a sviluppare il sistema immunitario del corpo nelle prime fasi della vita.
– Cellule delle isole del pancreas: le cellule del pancreas controllano il rilascio degli ormoni insulina e glucagone.
– Ghiandole surrenali: due ghiandole che si trovano sopra i reni che rilasciano l’ormone cortisolo ed altri ormoni.
– Ovaie: gli organi riproduttivi femminili che rilasciano ovuli e producono ormoni sessuali femminili.
– Testicoli: le ghiandole riproduttive maschili che producono sperma e ormoni sessuali maschili.

Il sistema endocrino funziona come un’orchestra dove ogni ghiandola suona il suo spartito musicale. Anche un minimo tentennamento della funzione per una o più di queste ghiandole può sconvolgere l’armonia necessaria a mantenere il delicato equilibrio ormonale dell’organismo. Gli ormoni, come abbiamo già detto, sono piccole molecole che vengono rilasciate nel flusso sanguigno dalle ghiandole del sistema endocrino. Gli ormoni includono cortisolo, ormoni tiroidei, insulina e glucagone, testosterone, estrogeno e progesterone, ossitocina, ormone della crescita e molti altri.
disturbi ormonaliAl fine di mantenere l’armonico funzionamento, fra le ghiandole endocrine esiste un sistema di feedback che aiuta a controllare l’equilibrio degli ormoni nel flusso sanguigno. Nel caso in cui un ormone circolante sia troppo o troppo poco, il sistema di feedback segnala alla ghiandola coinvolta di correggere il problema.

I disturbi ormonali del Sistema Endocrino

Ogni disturbo ormonale ha una propria serie di segni e sintomi. Questi segni e sintomi dipendono dal tipo di ormone secreto dalla ghiandola endocrina e dalle funzioni del corpo che l’ormone regola. Tuttavia, l’affaticamento e la debolezza sono sintomi comuni riscontrati in molti disturbi ormonali. Altri sintomi possono includere variazioni di peso, anormali fluttuazioni del livello di glucosio nel sangue, livelli di colesterolo anormali, cambiamenti di umore, ecc.
Un disturbo ormonale è accertato come tale quando i livelli di ormoni circolanti nel flusso sanguigno sono fuori norma. Il medico allora si riferisce a delle analisi di laboratorio per capire come funziona una ghiandola endocrina. I disturbi ormonali vengono spesso trattati sostituendo un ormone che è carente o diminuendo i livelli di un ormone che sono eccessivi. Tuttavia, a volte la causa del disturbo può essere trattata chirurgicamente. Ad esempio, un tumore che coinvolge una ghiandola endocrina può essere rimosso.
I disturbi ormonali si possono sostanzialmente raggruppare in tre categorie:
– Malattie endocrine funzionali dove lo squilibrio ormonale è causato da una ghiandola che produce troppo (iper) o troppo poco (ipo) l’ormone specifico.
– Malattie endocrine lesionali, in genere più gravi, dovute alla modificazione strutturale della ghiandola in conseguenza di noduli o tumori. Quasi sempre è alterata anche la funzione della ghiandola stessa
– Malattie endocrine autoimmuni dove il sistema immunitario produce degli anticorpi verso i tessuti ghiandolari o gli ormoni di una specifica ghiandola. Quasi sempre è alterata anche la funzione della ghiandola stessa


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Le cause dei disturbi ormonali del Sistema Endocrino

I disturbi endocrini vengono solitamente diagnosticati dal medico dopo aver confrontato i segni fisici e la sintomatologia con gli esami del sangue che includono i livelli ormonali. In questo modo si può accertare un aumento oppure una diminuzione degli ormoni circolanti per riconoscere la presenza di un disturbo endocrino. Il sistema endocrino, come abbiamo già detto, funziona secondo il principio del sistema del feedback endocrino. Questo sistema di feedback comporta il bilanciamento dei livelli di vari ormoni diminuendo o aumentando i livelli di alcuni ormoni. La causa dei disturbi endocrini è solitamente un malfunzionamento a carico di questo sistema di feedback. Tuttavia le cause dei disturbi endocrini possono essere diverse. Di seguito elenchiamo alcune delle cause più diffuse:
– Una malattia genetica (ipotiroidismo congenito)
– Idiopatico (causa sconosciuta)
– Infezioni
– Cattive abitudini di vita
– Lesione alla ghiandola endocrina
– Tumore della ghiandola endocrina
– Stress severi o prolungati
– Cambiamenti nei fluidi del sangue
– Squilibrio elettrolitico
– La gravidanza può scatenare alcuni disturbi endocrini (tiroide e diabete )

Rimedi naturali per i disturbi ormonali

Trattare la disfunzione di una o più ghiandole endocrine, anche se in modo naturale, ha bisogno sempre di una certa attenzione e perizia. Infatti il delicato equilibrio ghiandolare, con i suoi sistemi di feedback, potrebbe avere una reazione inaspettata. Non sono poche le ricerche come questa che riportano un danno alla funzione ghiandolare dopo trattamenti errati.
Per questo, nel trattamento dei disturbi ormonali, è sempre consigliabile avere la supervisione di un medico. Tuttavia le semplici disfunzioni possono essere efficacemente trattate con i rimedi naturali, tenendo sempre presente il delicato equilibrio ghiandolare endocrino. Per questo motivo i rimedi naturali scelti per i disturbi ormonali dovranno più possibile avere proprietà regolatorie piuttosto stimolanti. Gli oligoelementi catalitici, con il loro supporto enzimatico, sono in genere la prima scelta nel trattamento naturale dei disturbi ormonali. Inoltre gli oligoelementi possono essere opportunamente affiancati da estratti fitoterapici già sperimentati da tempo, oltre che da nutraceutici come le vitamine e gli aminoacidi.

L’Ipofisi.

La ghiandola endocrina ipofisaria è attaccata alla base del cervello e ha una connessione unica con l’ipotalamo. La ghiandola pituitaria è costituita da due regioni anatomicamente e funzionalmente distinte, il lobo anteriore (adenoipofisi) e il lobo posteriore (neuroipofisi). L’ipotalamo regola la secrezione della ghiandola pituitaria.
L’ipofisi anteriore secerne cinque ormoni endocrini:
– Ormone della crescita (GH)
– Prolattina (PRL)
– Ormone follicolo-stimolante (FSH) e ormone luteinizzante (LH)
– Ormone stimolante la tiroide (TSH)

A loro volta il rilascio degli ormoni ipofisari anteriori è regolato dagli ormoni ipotalamici (liberatori o inibitori).
L’ipofisi posteriore è invece di origine neurale, collegata direttamente all’ipotalamo tramite un tratto nervoso. Essa secerne due ormoni:
– Ossitocina (OXT)
– Ormone antidiuretico (ADH) o vasopressina.

Ipopituitarismo: Quando la ghiandola pituitaria non riesce a produrre uno o più dei suoi ormoni o ne produce in modo ridotto, può risultare alterato il funzionamento dell’intero sistema endocrino. L’ipopituitarismo o insufficienza ipofisaria, include tutte quelle condizioni disfunzionali della ghiandola pituitaria nella secrezione ormonale. Le ghiandole surrenali, la tiroide, ma anche altri organi come ovaie e testicoli, possono essere coinvolti da una serie di malattie diverse. L’ipopituitarismo può causare insufficienze specifiche a seconda dell’ormone in deficit. In particolare di seguito elenchiamo i sintomi per alcuni disturbi ipofisari in base all’ormone carente ed i relativi rimedi:
Carenza di ormone adrenocorticotropo (ACTH). Stanchezza, basso contenuto di sodio nel sangue, perdita di peso e pallore della pelle.
Carenza di ormone stimolante la tiroide (TSH). Stanchezza, aumento di peso, secchezza della pelle, costipazione, sensibilità al freddo
Carenza di ormone luteinizzante (LH) e ormone follicolo-stimolante (FSH). Perdita delle mestruazioni per le donne, disfunzione erettile e impotenza per gli uomini, perdita del desiderio sessuale e infertilità.
Carenza di ormone della crescita (GH). Mancanza di crescita (altezza) per bambini e adolescenti, aumento del grasso corporeo, mancato raggiungimento del normale picco di massa ossea o diminuzione della massa muscolare e ossea.
Carenza di prolattina (PRL). Incapacità di allattare
Carenza di ossitocina (OXT). Potrebbe rendere più difficile l’allattamento al seno.
Carenza di ormone antidiuretico (ADH – vasopressina). Minzione frequente durante il giorno e la notte, urina diluita e sete eccessiva.

L’ipopituitarismo può essere una condizione abbastanza seria se non è trattata correttamente. I questi casi anche i rimedi naturali dovrebbero essere sempre usati sotto la supervisione del proprio medico. Pertanto va considerato che per alcune persone, la terapia ormonale sostitutiva può essere un trattamento necessario.

L’iperpituitarismo è definito come un’eccessiva secrezione o produzione di uno o più degli ormoni prodotti dalla ghiandola pituitaria. In genere questa condizione è causata dalla presenza di un tumore benigno come l’adenoma ipofisario. Pertanto come già detto è consigliabile la supervisione del medico. Tuttavia alcune situazioni di stress possono favorire l’aumento della prolattina ipofisaria. In questi casi può essere valutato con successo il trattamento con i rimedi naturali.

Rimedi naturali per l’Ipofisi

Ciò nonostante alcuni rimedi naturali possono riequilibrare alcune disfunzioni. Ad esempio alcuni nutraceutici si sono dimostrati utili ad aumentare la produzione dell’ormone della crescita umano (GH), tra i quali emergono:
– Aminoacido L-Arginina può essere un supporto di prima scelta poichè come spiegato in questa ricerca l’amminoacido arginina è un secretagogo riconosciuto dell’ormone della crescita (GH).
– Aminoacido Glutammina. In questa ricerca è riposrtato che una dose di 2 grammi può aumentare temporaneamente i livelli del GH fino al 78%.
– La Creatina. In questo studio si dimostra che una dose di 20 grammi di creatina ha aumentato significativamente i livelli di GH per 2-6 ore.
L-dopa. Nei soggetti con malattia di Parkinson, 500 mg di L-dopa hanno aumentato i livelli di GH fino a 2 ore (ricerca).
Glicina. Gli studi hanno scoperto che la glicina può migliorare le prestazioni della palestra e fornire picchi a breve termine di GH.

Per le carenze dell’ormone luteinizzante LH prodotto dall’ipofisi, è stato dimostrato in questa ricerca come la supplementazione di Rame abbia stimolato il rilascio di LH da cellule pituitarie di ratto coltivate in modo dipendente dalla dose e dal tempo. Inoltre questo studio dimostra che la Maca aumenta in modo univoco i livelli sierici di LH degli ormoni ipofisari nelle femmine di ratto durante il picco di LH pro-estro e agisce in modo farmacologico, dose-dipendente. Questi risultati supportano l’uso tradizionale della Maca per migliorare la fertilità.

L’iperpituitarismo, in soggetti predisposti, può essere la conseguenza di alcune situazioni di stress, in particolare causando l’aumento della prolattina ipofisaria. Nell’iperpituitarismo da stress può essere valutato con successo il trattamento con i rimedi naturali. Infatti come illustrato in diverse ricerche come questa, Vitex agnus castus per il suo effetto dopaminergico potrebbe essere considerato un efficace farmaco fitoterapico alternativo nel trattamento della lieve iper-prolattinemia.
Infine come illustrato in questa ricerca l’eccessiva secrezione di prolattina ipofisaria può essere modulata dalla somministrazione di Zinco.


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La Tiroide

tiroideLa Tiroide è una ghiandola endocrina, anch’essa spesso disturbata nei tempi moderni. Essa può risultare iper o ipo funzionante.
Ipertiroidismo: E’ una condizione dove la ghiandola tiroidea risulta iperattiva e quindi secerne più ormoni (T3 e / o T4).
I sintomi più comuni dell’ipertiroidismo includono:
– Palpitazioni
– Sudorazione
– ipertensione
– perdita di peso
– aumento dell’appetito
– mestruazioni irregolari
– diradamento dei capelli
– aumento della sudorazione
– diarrea
– tremori alle mani
– irritabilità
– problemi di sonno

L’ipertiroidismo influenza anche l’ipofisi, la paratiroide e le ghiandole sessuali. La produzione in eccesso di ormoni tiroidei accelera tutto il metabolismo consumando più velocemente gli elementi nutritivi. Alimenti stimolanti come il caffè o il tè, dovrebbero essere attentamente evitati. La causa dell’ipertiroidismo può essere ricercata nei fattori ereditari, nello stress emotivo o altri fattori sconosciuti. Una tiroide iperattiva può essere causata anche da una malattia autoimmune (malattia di Grave). L’autoimmunità specifica viene accertata dalla presenza nel flusso sanguigno di autoanticorpi tiroidei. Abbiamo trattato il sistema immunitario dis-regolato in questo articolo.

Ipotiroidismo: In questa situazione la ghiandola tiroidea risulta ipo attiva quindi non produce abbastanza ormoni tiroidei. La sottoproduzione di ormoni da parte della tiroide provoca un metabolismo cellulare ridotto. L’ipotiroidismo a livello statistico è maggiormente presente nelle donne.
Alcuni segni della carenza di ormoni tiroidei possono essere i seguenti:
– Faccia ed occhi gonfi, pelle e capelli secchi
– Mani e piedi freddi, sensibilità al freddo
– Bradicardia
– Tendenza all’aumento di peso
– Fatica mattutina, con rigidità al risveglio
– Rallentamento generale
– Stitichezza
Altri sintomi dell’ipotiroidismo sono la stanchezza, la mancanza di appetito, mancanza di vigore fisico e mentale, formicolio e intorpidimento di mani e piedi. L’ipotiroidismo può coinvolgere anche le cellule cerebrali causando una riduzione della capacità intellettuale. Alcuni tipi di ipotiroidismo sono presenti alla nascita causando rallentamento dello sviluppo nei bambini. Nell’ipotiroidismo i livelli dell’ormone pituitario (TSH), stimolante la tiroide, sono generalmente alti. Anche nel caso di ipofunzione tiroidea non si dovrebbe escludere un base autoimmune.

Rimedi naturali per la Tiroide

Nell’ipertiroidismo i nutraceutici possono rappresentare un valido aiuto. Ad esempio le vitamine del complesso B sono particolarmente importanti, in special modo la piridossina (B6). La contemporanea supplementazione di Magnesio è sempre una ottima scelta in casi di ipertiroidismo. Riportiamo in modo particolare questa ricerca dove si è appurato che la supplementazione di L-Carnitina, mio-Inositolo e Selenometionina forniscono buoni risultati. Inoltre è stato accertato che Melissa Off. e Quercetina contrastano le funzioni tiroidee.

L’Ipotiroidismo non lesionale ha coinvolto molto la ricerca scientifica, infatti sono stati analizzati diversi rimedi naturali di cui ve ne presentiamo alcuni.
Coleus Forskohlii ed in particolare le sue radici, contribuiscono a favorire la fisiologica funzione della termogenesi. La forskolina, infatti, agisce promuovendo l’aumento del messaggero intracellulare cAMP (adenosina monofosfato ciclico) e di conseguenza un aumento della complessiva risposta termogenica degli alimenti. Per altri aspetti, come riportato in questa ricerca, la forskolina sembra indurre una secrezione assoluta e relativa di T3 e T4 molto simile a quelle ottenute dal TSH.
Guggulu. Un altro rimedio naturale sperimentatissimo è Guggulu o Guggul, una resina oleo-gommosa che trasuda a seguito di lesioni dalla corteccia di Commiphora mukul, anch’essa molto usata in medicina Ayurvedica. Alcune sostanze estratte (Guggulsteroni) si sono dimostrate utili in caso di ipotiroidismo. Infatti in questa ricerca è stato dimostrato che Z-guggulsterone del guggulu è responsabile dell’azione stimolatrice della tiroide. La somministrazione ai ratti di Z-guggulsterone isolato ha portato ad un aumento significativo di tutti i parametri della funzione tiroidea, vale a dire, assorbimento di iodio da parte della tiroide, enzimi coinvolti nella sintesi degli ormoni tiroidei e assorbimento di ossigeno nei tessuti, suggerendo così un’azione stimolatrice della tiroide.
Nel trattamento dell’ipotiroidismo possono essere valutati altri fitoterapici e nutraceutici come ad esempio l’alga Kelp (da usare con parsimonia e per brevi periodi) o i precursori degli ormoni tiroidei L-Tirosina e L-Fenilalanina.
Infine si può consigliare l’associazione dei funghi medicinali Ganoderma lucidum e Agaricus Blazei Murril, i quali in modo epigenetico ed a lungo termine possono regolare l’assetto ormonale tiroideo.

Gli oligoelementi catalitici sono dei regolatori da tenere sempre in considerazione nei disturbi ormonali. In particolare nella formulazione catalitica lo Iodio oligoelemento è consigliato poiché sulla Tiroide agisce sempre come regolatore senza alcun rischio di iodismo. Un altro ottimo oligoelemento da tenere presente a livello ghiandolare/endocrino è lo Zinco. Inoltre particolarmente nell’ipertiroidismo l’oligoelemento diatesico di base può essere scelto tra Manganese o Manganese-Cobalto, mentre nell’ipotiroidismo il diatesico di base andrà scelto tra Manganese-Rame o Rame-Oro-Argento. In alcuni casi di ipertiroidismo può essere valutato anche l’utilizzo del Litio oligoelemento.


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Il Pancreas

pancreasQuando si parla di disturbi al Pancreas nella maggior parte dei casi ci si riferisce al Diabete. Il diabete è il disturbo endocrino più comune fra tutti. Esso si verifica quando le cellule del corpo diventano meno sensibili all’insulina oppure quando l’insulina viene prodotta dal pancreas in quantità minore. Questa situazione fa aumentare i livelli di zucchero nel sangue. Nel corso del tempo livelli alterati degli zuccheri nel sangue possono causare molti disturbi organici alcuni anche gravi. Vari sono i rimedi, anche in funzione delle diverse cause. Abbiamo trattato l’argomento in questo articolo sui disturbi del metabolismo.
Inoltre in questo ulteriore articolo abbiamo trattato i segni nell’iride per il dismetabolismo degli zuccheri.

Le Ovaie

ovaieLe ovaie fanno parte del sistema riproduttivo femminile. Ogni donna ha due ovaie. Sono di forma ovale, lunghe circa quattro centimetri e giacciono su entrambi i lati dell’utero. Le ovaie hanno due principali funzioni riproduttive nel corpo. Mentre da un lato producono ovociti (ovuli) per la fecondazione, dall’altro producono gli ormoni riproduttivi, estrogeni e progesterone. La funzione delle ovaie è controllata nell’ipotalamo dall’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), che invia i messaggi alla ghiandola pituitaria per produrre l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo stimolante (FSH). Questi vengono trasportati nel flusso sanguigno per controllare il ciclo mestruale. Le ovaie smettono naturalmente di funzionare durante la menopausa. Ciò si verifica nella maggior parte delle donne intorno all’età di 50 anni. Se questo accade precocemente, prima dell’età di 40, si parla di insufficienza ovarica precoce o prematura.

Il disturbo ormonale più comune delle ovaie è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), che colpisce il 5-15% delle donne in età riproduttiva. In un’ovaia policistica, i follicoli maturano fino a un certo stadio, ma poi smettono di crescere e non riescono a rilasciare un uovo. Questi follicoli appaiono sull’ecografia come cisti nelle ovaie. Molteplici morbilità sono associate alla PCOS tra cui infertilità, irsutismo, obesità, acne, sindrome metabolica, ridotta tolleranza al glucosio ed iperinsulinemia, diabete mellito di tipo 2 (DM-2), rischio cardiovascolare, depressione, apnea ostruttiva del sonno (OSA), cancro dell’endometrio, anomalie di profilo lipidico con steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e steato-epatite non alcolica (NASH).

Rimedi naturali per le Ovaie

Secondo questa ricerca diversi nutraceutici sono stati studiati per i loro possibili benefici nella gestione dell’Insulinoresistenza, anovulazione, infiammazione del fegato e iperomocisteinemia correlata a PCOS. Tra i rimedi naturali più efficaci si sono distinti Myo-Inostiolo, Acido α-Lipoico (ALA), Resveratrolo, Vitamina D, Vitamina E ed Acido folico.
La N-acetil cisteina (NAC) è un potente antiossidante e amminoacido, è un derivato dell’amminoacido L-cisteina, un precursore utilizzato dal sistema per produrre glutatione antiossidante. NAC funziona bene nel promuovere la fertilità e regola i disordini metabolici legati alla PCOS tra cui fegato grasso, colesterolo alto e resistenza all’insulina. L’evidenza rivela fortemente che gli integratori NAC erano efficaci nelle donne con PCOS nel migliorare l’ovulazione e la fertilità.
Inoltre nei disturbi ormonali delle ovaie l’integrazione di oligoelementi è risultata efficace. In particolare segnaliamo:
Il cromo è uno degli oligoelementi vitali che aumenta la funzione dell’insulina e mantiene l’equilibrio ormonale. Gli studi hanno rivelato che gli integratori di cromo possono aiutare efficacemente ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue e supportare i problemi legati all’insulina nelle donne con PCOS.
Lo zinco è uno dei micronutrienti essenziali che svolgono un ruolo cruciale in diverse funzioni corporee e metabolismo. Le potenti proprietà antiossidanti e di regolazione degli enzimi degli integratori di zinco possono alleviare notevolmente i sintomi correlati alla PCOS come l’ovulazione, l’acne, la gestione del peso, la sensibilità all’insulina e la regolazione dei livelli di glucosio nel sangue. Le formulazioni catalitiche Zinco-Rame e Zinco-Nichel-Cobalto sono molto indicate in caso di disturbi ormonali ovarici ed in particolare con PCOS poiché agiscono da catalizzatori nell’asse ipofisi-ovaio.
Infine non possiamo tralasciare un rimedio fitoterapico di prim’ordine come Vitex agnus-castus. Infatti Vitex ha un effetto sull’asse ovarico-ipotalamico-ipofisario poiché può intercettare questo ciclo di feedback ormonale. Fondamentalmente Vitex agnus-castus agisce sull’asse ipofisi-ovaio influenzando la ghiandola pituitaria nella sua attività di modulazione ovarica per la produzione ormonale.


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Le ghiandole surrenali

ghiandole surrenaliLe surrenali sono piccoli organi di forma triangolare che si trovano sopra i reni. Sono responsabili della produzione di diversi importanti ormoni, tra cui cortisolo, aldosterone, deidroepiandrosterone (DHEA), steroidi androgeni, norepinefrina e epinefrina. Questi ormoni aiutano a regolare il sistema immunitario, il metabolismo, la pressione sanguigna, la risposta allo stress e altre funzioni essenziali. Un malfunzionamento delle ghiandole surrenali può causare l’eccesso o il difetto di produzione ormonale, il che può portare a diversi problemi di salute.
Vi sono delle vie di comunicazione diretta tra le ghiandole surrenali, l’ipotalamo e la ghiandola pituitaria così importanti da essere denominate asse HPA. Ad esempio quando viene rilevato un fattore di stress, che può essere emotivo ma anche un pericolo fisico immediato, viene attivato l’asse HPA. L’attivazione dell’asse HPA (asse dello stress) innesca una risposta per il rilascio di glucocorticoidi, come il cortisolo, dalla corteccia surrenale.
L’asse HPA ed in particolare le ghiandole surrenali possono malfunzionare quando sottoposte a stress cronico. I fattori di stress come persistenti problemi di salute, prolungati disagi emotivi e relazionali, carenze economico e finanziario, ma anche la scarsa qualità del sonno oppure l’esercizio fisico eccessivo, possono tutti contribuire allo stress cronico. Di seguito elenchiamo alcuni fattori di stress cronici che possono portare alla stanchezza surrenale includono:
– condizioni autoimmuni
– infezioni virali
– infezioni batteriche
– incidenti / infortuni
– stress emotivo- esercizio eccessivo
– intolleranze alimentari
– disfunzioni del microbioma
– tossine alimentari o ambientali

Nei soggetti con stress cronico, l’asse HPA viene costantemente attivato, rendendolo nel tempo meno sensibile agli stimoli. Di conseguenza, l’asse HPA inizia a sotto regolarsi con le ghiandole surrenali che non sono in grado di produrre abbastanza ormoni dello stress, in particolare cortisolo e aldosterone.
Dobbiamo in ogni caso distinguere l’affaticamento surrenalico (stress cronico) dalla malattia di Addison. L’Insufficienza surrenalica alla base della malattia di Addison rappresenta un quadro grave di insufficienza surrenalica, probabilmente di origine autoimmune, che andrebbe trattata con la supervisione medica.
Per comprendere meglio l’affaticamento surrenale possiamo elencare alcuni dei sintomi spesso associati:
– Deficit cognitivi
– Diminuzione della libido
– Depressione
– Facilità alla stanchezza
– Squilibri ormonali
– Cali glicemici
– Resistenza all’insulina
– Ipertensione
– Irritabilità
– Scarse capacità di affrontare lo stress
– Problemi di sonno
– Aumento di peso

Rimedi naturali per le Ghiandole Surrenali

I seguenti rimedi naturali hanno dimostrato di alleviare lo stress mentale e sostenere la salute surrenale in caso di disturbi ormonali.
Ashwagandha (Withania somnifera). Derivato da un piccolo arbusto originario dell’India e del sud-est asiatico, l’ashwagandha è un’erba popolare e adattogena comunemente usata nella medicina ayurvedica. Gli adattogeni sono una classe di erbe che hanno dimostrato di aumentare la resistenza del corpo allo stress e di alleviare lo stress. Questa ricerca suggerisce che l’integrazione con ashwagandha migliora in modo sicuro ed efficace la resistenza allo stress abbassando i livelli di cortisolo sierico.
Magnesio. Si stima che la carenza di magnesio colpisca fino al 20% della popolazione mondiale. Livelli insufficienti di magnesio nel corpo possono portare a una bassa tolleranza allo stress e manifestarsi in diversi modi, tra cui affaticamento e depressione. Alcune prove dimostrano che il magnesio aiuta a modulare l’asse HPA riducendo la secrezione di ACTH. Secondo questa ricerca la carenza di magnesio può indurre ansia e disregolazione dell’asse HPA. In questo ulteriore studio hanno suggerito che l’integrazione con quantità adeguate di magnesio può avere effetti anti-ansia e anti-stress.
Fosfatidilserina (PS). La fosfatidilserina (PS), un fosfolipide presente nelle membrane cellulari, estratto principalmente dalla soia per il suo utilizzo negli integratori. Questa interessante ricerca dimostra che l’integrazione con PS può aiutare a normalizzare la risposta allo stress dell’asse HPA e mantenere normali livelli di cortisolo nel corpo. Corti-Sol-Ps è un buon integratore a base di Fosfatidilserina.
Rhodiola (Rhodiola rosea). La Rhodiola rosea è anch’essa un’erba adattogena che ha dimostrato di ridurre i livelli di cortisolo. In questo studio lo scopo è stato quello di valutare l’efficacia dell’estratto standardizzato delle radici di Rhodiola Rosea nel trattamento di soggetti affetti da stanchezza da stress. Si è concluso che la somministrazione ripetuta dell’estratto di R. ROSEA SHR-5 esercita un effetto antifatica che aumenta le prestazioni mentali, in particolare la capacità di concentrazione, e diminuisce la risposta del cortisolo allo stress da risveglio nei pazienti affetti da burnout con sindrome da affaticamento.
Altri rimedi che si sono dimostrati efficaci nel compensare l’affaticamento surrenale sono: Panax ginseng, Vitamina C, Vitamina D.

I Testicoli.

aumentare testosteroneI testicoli sono strutture riproduttive di forma ovale che si trovano nello scroto separate tra loro dal setto scrotale. Il testicolo è la ghiandola riproduttiva maschile la quale è responsabile della produzione di sperma e della produzione di androgeni. I testicoli agiscono quindi sia come organi endocrini che esocrini in quanto sono responsabili della produzione di androgeni e della produzione e del trasporto dello sperma. Il principale androgeno maschile è il testosterone, prodotto dalle cellule di Leydig nei testicoli. Il testosterone può essere convertito nella periferia in una forma più attiva, il diidrotestosterone tramite la 5-alfa-reduttasi o l’estradiolo tramite l’aromatasi. Gli ormoni importanti che li modulano includono l’ormone follicolo-stimolante (FSH) e l’ormone luteinizzante (LH), che vengono rilasciati dalla ghiandola pituitaria anteriore e sono regolati dall’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), prodotto dall’ipotalamo. Insieme, questi ormoni formano l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi che promuove e mantiene lo sviluppo e la funzione sessuale nel maschio.
Considerando i potenziali disturbi ormonali in questo studio si evidenzia come sia importante notare che il testosterone può essere convertito perifericamente in estradiolo tramite aromatasi dal tessuto adiposo. L’estradiolo può essere convertito in estrogeni perifericamente. L’estradiolo / estrogeno può svolgere un ruolo nel riassorbimento osseo, nella chiusura epifisaria, nella ginecomastia e negli effetti vascolari ed esercitare un effetto inibitorio sull’ipotalamo e sull’ipofisi anteriore simile al testosterone. Quando i livelli di estradiolo aumentano nei maschi, ciò può portare a cambiamenti patologici come ossa deboli, sviluppo del seno e perdita di libido o infertilità.
Modificazioni dei livelli degli ormoni sessuali maschili sono anche legate alle fasi della vita, senza per questo essere considerati disturbi ormonali. Infatti prima della pubertà, i livelli di androgeni e gonadotropine rimangono tipicamente bassi e costanti. Una volta che si verifica la pubertà, l’ipotalamo rilascia GnRH in modo pulsante ogni una o due ore per mantenere le quantità di FSH, LH e testosterone plasmatico, che si regolano a vicenda per mantenere l’equilibrio ormonale. A partire dalla terza decade di vita, i livelli di testosterone diminuiscono.
Squilibri nell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi causano disturbi ormonali come infertilità ed ipogonadismo.
L’ipogonadismo primario deriva da un’incapacità gonadica di produrre testosterone o spermatogenesi adeguati nonostante i livelli elevati di LH e FSH. Le cause congenite dell’ipogonadismo primario comprendono la sindrome di Klinefelter, il disturbo della sintesi degli androgeni o il criptorchidismo. Le cause acquisite includono cirrosi epatica, insufficienza renale, farmaci, malattie autoimmuni, irradiazioni, infezioni, traumi o comunemente l’età.
L’ipogonadismo secondario deriva da un’interruzione dell’asse ipotalamo-ipofisario dove un basso GnRH, LH o FSH porta a bassi livelli di testosterone e spermatogenesi. Questi disturbi possono derivare da deficit congenito isolato di GnRH, LH o FSH. Le cause acquisite comprendono in particolare iperprolattinemia, l’uso di alcuni farmaci (steroidi o oppiacei), malattie sistemiche, tumori, infezioni, traumi o irradiazioni. In particolare, l’iperprolattinemia può sopprimere il rilascio di GnRH. L’obesità e la sindrome metabolica abbassano peggiorano la situazione, infatti negli uomini in sovrappeso ed obesi si riscontrano livelli di testosterone più bassi rispetto agli uomini che non lo sono.

Rimedi naturali per i Tetsicoli

Tra i rimedi naturali per i disturbi ormonali maschili, in particolare per aumentare il testosterone, troviamo fitoterapici, nutraceutici ma anche qualche buona abitudine come quella di praticare regolarmente esercizio fisico. Inoltre lo stile di vita è risultato di gran lunga la causa di numerosi disturbi ormonali. Il consiglio principale resta quindi quello di ridurre lo stress.
In questo studio è stata osservata l’associazione tra livelli di testosterone e stress. Come è ormai chiaro, in assenza di lesioni fisiche, lo stress cronico rappresenta la causa principale della disfunzione ghiandolare endocrina. Infatti anche in questo caso i ricercatori hanno scoperto che i livelli di testosterone erano significativamente collegati allo stress sia nei maschi che nelle femmine.
Ashwagandha (Withania somnifera) è un adattogeno molto usato in caso di stress e per questo lo incontreremo anche nei paragrafi dedicati alle ghiandole surrenali. E’ stato riportato dalla letteratura scientifica che Ashwagandha può contribuire ad aumentare i livelli di testosterone. In questo studio hanno preso in esame gli effetti dell’ashwagandha sui livelli ormonali nei maschi di età compresa tra 40 e 70 anni con sovrappeso e lieve affaticamento. I ricercatori hanno scoperto che i livelli di testosterone dei partecipanti che assumevano ashwagandha sono aumentati del 14,7% in più rispetto al gruppo placebo.
Ridurre l’obesità, attenzione alla dieta. In questa ricerca è stato accertato che il basso livello di testosterone e l’obesità sono fattori di rischio per la disfunzione del sistema nervoso, compresi i disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer. Nelle conclusioni si legge: Insieme, i nostri risultati suggeriscono che bassi livelli di testosterone e l’obesità sono regolatori interattivi della neuroinfiammazione con aumentato rischio di disturbi come il diabete di tipo 2 e il morbo di Alzheimer.

In questo paragrafo dedicato agli integratori per le gonadi maschili incontreremo anche rimedi già descritti sopra per il loro carattere regolatorio a livello ghiandolare.
Zinco -Rame. In primis nell’ipogonadismo dobbiamo ricordare gli oligoelementi catalitici nella formulazione Zinco-Rame tradizionalmente usata nel disadattamento ghiandolare. Questo rimedio agisce favorevolmente sull’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi come regolatore.
Vitamina D. Inoltre diversi studi suggeriscono che la vitamina D può funzionare attivatore naturale del testosterone. In questo studio è riportato che uomini sani in sovrappeso, sottoposti a un programma di riduzione del peso, hanno partecipato allo studio controllato randomizzato e sono stati analizzati per i livelli di testosterone. Rispetto ai valori basali, un aumento significativo dei livelli di testosterone totale, testosterone bioattivo e livelli di testosterone libero sono stati osservati nel gruppo integrato con vitamina D. Al contrario, non c’è stato alcun cambiamento significativo in alcuna misura di testosterone nel gruppo placebo. I nostri risultati suggeriscono che l’integrazione di vitamina D potrebbe aumentare i livelli di testosterone. Un ulteriore studio ha esaminato i livelli di vitamina D negli uomini con cellule di Leydig sia sane che carenti, notando che l’esposizione alla vitamina D nei testicoli ha aumentato il testosterone in entrambi i gruppi.
L-arginina. Un altro rimedio, già analizzato nel miglioramento dell’ormone della crescita (GH), è L-arginina. Questo aminoacido, oltre a stimolare GH, correggere l’impotenza e migliorare la disfunzione erettile e l’infertilità maschile. In questa ricerca si è concluso che l’integrazione alimentare di arginina ha effetti positivi sul testosterone nel sangue, sulla qualità dello sperma e sull’indice di spermatogenesi dei galli anziani. Infine su The Journal of Endocrinology si riporta uno studio dove si afferma che l’arginina è effettivamente necessaria per l’azione anabolica degli androgeni, come il testosterone.

Eurycoma Longifolia (EL). E’ un arbusto sempreverde alto e snello che si trova comunemente nel sud-est asiatico, dove è riconosciuta come specie protetta. La radice e la corteccia di Eurycoma longifolia vengono tradizionalmente utilizzate per la disfunzione erettile, l’aumento del desiderio sessuale e l’infertilità maschile. In questa revisione sistematica sono stati presi in esame diversi studi clinici sul miglioramento concreto che questa pianta può apportare ai livelli di testosterone e complessivamente alla salute sessuale maschile. Infatti nelle conclusioni si afferma che ci sono prove convincenti per l’importanza di EL nel miglioramento della salute sessuale maschile.
Fungo Cordyceps. L’ipogonadismo secondario comprende anche la disfunzione sessuale maschile legata all’età in particolare la compromissione della funzione spermatogena e testicolare. A tal proposito in questa ricerca è stato scoperto che gli estratti di fungo Cordyceps militaris migliorano la disfunzione testicolare legata all’età. In conclusione, i risultati suggeriscono che la Cordycepina detiene un immenso potenziale nutrizionale e valore terapeutico nel migliorare le disfunzioni sessuali maschili legate all’età. Inoltre in questa ricerca è stato dimostrato che gli estratti di Cordyceps possono ripristinare le funzioni riproduttive compromesse, come l’impotenza o l’infertilità, in entrambi i sessi.

Rimedi per la Salute ed il Benessere:

– sui RIMEDI NATURALI – Come e perchè sceglierli

– del SISTEMA NERVOSO (Ansia, Stress, Depressione, Etc.)
– del SISTEMA IMMUNITARIO (Autoimmunità, Allergie, Ipoimmunità)
– del SISTEMA ENDOCRINO (Disfunzioni Ghiandolari)
– delle FUNZIONI RENALI (Acidosi Tissutale, Ritenzione Idrica, Etc.)
– delle FUNZIONI METABOLICHE (Insulino-Resistenza, Zuccheri, Grassi, Etc.)
– dell’APPARATO DIGERENTE (Disbiosi, Leaky Gut Syndrome, Etc.)
– dell’APPARATO OSTEO-ARTICOLARE (Articolazioni, Tendini, Problemi Muscolari)


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al proprio medico e/o ad uno specialista.


 

 

Trattamenti Naturali per Ansia e Stress

Trattamenti Naturali per Ansia e Stress

Rimedi Naturali per
il Sistema Nervoso in caso di Ansia e Stress


Introduzione al Sistema Nervoso, Ansia e Stress

Quando affrontiamo una difficoltà, ad esempio un animale inferocito, una tempesta nel bel mezzo del mare o più semplicemente la scadenza di una rata del mutuo da pagare, i nostri corpi innescano una risposta allo stress fisico che ci prepara a combattere o fuggire dalla situazione di pericolo. La risposta allo stress si attiva in ogni caso, il pericolo può essere reale o puramente percepito (valutazione cognitiva). Pertanto è importante l’immagine che abbiamo della realtà ed il valore che diamo alle nostre risorse di sopravvivenza.
La risposta “combatti o fuggi” è guidata dal sistema nervoso, una rete normalmente armonizzata costituita da strutture cerebrali, nervi ed ormoni, i quali possono provocare gravi complicazioni se risultassero sbilanciati. Il sistema nervoso permette all’organismo di comunicare col mondo esterno ed allo stesso tempo controllare i numerosi meccanismi di adattamento interno. In sostanza il sistema nervoso attraverso i 5 sensi riceve le informazioni dall’ambiente esterno, le elabora per mezzo della cosiddetta valutazione cognitiva e successivamente innesca tutte le reazioni necessarie per la risposta adattativa allo stimolo esterno ricevuto. L’intero processo è denominato stress.
Pertanto quando il sistema nervoso percepisce il pericolo/disagio, esso organizza l’intero organismo per una strategia di evitamento del danno sotto forma di fuga o lotta. Allo stesso modo quando il sistema nervoso percepisce condizioni favorevole/piacevoli, l’interno dell’organismo si organizza per godere una situazione conveniente ai fini della sopravvivenza.

A tal proposito è illuminante la descrizione di H. Laborit: “Il ruolo del Sistema Nervoso è quello di collegare tra di loro i differenti livelli di organizzazione di cui siamo fatti, ma anche di collegare l’insieme dell’organismo con il suo ambiente. Il Sistema Nervoso partecipa al mantenimento ed all’integrità dell’informazione-struttura del proprio organismo controllando l’ambiente attraverso l’azione. Per realizzare questo controllo esso deve da una parte conoscere lo stato di benessere o malessere della collettività cellulare in cui esso è collocato e dall’altra deve essere informato su ciò che accade nell’ambiente. Integrando queste due fonti di informazione, di cui la più importante è evidentemente quella che viene dall’interno dell’organismo, esso è capace di informare le cellule specializzate, cioè quelle muscolari, in modo tale che l’organismo agisca sull’ambiente per mantenere il proprio benessere, cioè l’informazione struttura dell’organismo.” (Dio non gioca a dadi, 1998)

Com’è organizzato il Sistema Nervoso

Il compito del sistema nervoso consiste nel garantire la sopravvivenza. Esso espleta questa funzione attraverso la percezione degli input sensoriali esterni i quali vengono integrati con le informazioni interne presenti nelle memorie al fine di organizzare una corretta risposta motoria. Il sistema nervoso (SN) è diviso in due sezioni con compiti diversi: Il SN centrale ed il SN periferico.
Il flusso generale di informazioni è il seguente:ansia e stress
il sistema nervoso periferico (SNP) riceve le informazioni attraverso i neuroni sensoriali, quindi le invia al sistema nervoso centrale (SNC) affinchè vengano elaborate e valutate. Terminata la sua valutazione cognitiva il SNC attiva la risposta adattativa. Quindi trasmette le istruzioni al SNP sulle azioni da compiere (i muscoli da contrarre o rilassare, se i polmoni hanno bisogno di più ossigeno, regolazione del battito cardiaco, gli arti più bisognosi di più sangue, etc. ).
Le vie di comunicazione dall’esterno verso il SNC sono costituite dai neuroni afferenti, mentre i neuroni che trasportano le risposte dal SNC al SNP sono noti come neuroni efferenti.

Struttura del sistema nervoso centrale

Le componenti principali del SNC sono il cervello ed il midollo spinale
Il cervello
Il cervello controlla molte delle funzioni del corpo tra cui sensazione, pensiero, movimento, consapevolezza, memoria, uso della parola e comportamenti volontari. Il cervello è diviso in due emisferi, un emisfero destro e un emisfero sinistro. Ogni emisfero del cervello è suddiviso in quattro lobi interconnessi :
• I lobi frontali sono associati a cognizione superiore, movimenti volontari e linguaggio.
• I lobi occipitali sono associati a processi visivi.
• I lobi parietali sono associati all’elaborazione delle informazioni sensoriali.
• I lobi temporali sono associati all’ascolto e all’interpretazione dei suoni, nonché alla formazione dei ricordi.
Midollo spinale
Il midollo spinale si collega al cervello tramite il tronco encefalico e quindi scorre lungo il canale spinale, situato all’interno delle colonna vertebrale. Il midollo spinale trasporta le informazioni provenienti dalle varie parti del corpo al cervello e viceversa. Nel caso di alcuni movimenti riflessi o involontari, le risposte sono controllate dalle vie spinali senza coinvolgimento del cervello. Il sistema nervoso periferico comprende tutti i nervi che si diramano dal cervello e dal midollo spinale e si estendono ad altre parti del corpo, inclusi muscoli e organi. Ogni parte del sistema gioca un ruolo fondamentale nel modo in cui le informazioni vengono comunicate in tutto il corpo.

Ruolo del sistema nervoso periferico

Il sistema nervoso periferico (SNP) è la porzione del sistema nervoso contenente tutti i nervi che si trovano al di fuori del sistema nervoso centrale (SNC). Il ruolo principale del SNP è quello di collegare il SNC agli organi, agli arti e alla pelle. Il sistema periferico consente al cervello e al midollo spinale di ricevere e inviare informazioni ad altre aree del corpo, il che ci consente di reagire agli stimoli nel nostro ambiente. Il sistema nervoso periferico stesso è diviso in due parti: il sistema nervoso somatico e il sistema nervoso autonomo.
Il sistema nervoso somatico
Il sistema somatico è la parte del sistema nervoso periferico responsabile del trasporto di informazioni sensoriali e motorie da e verso il sistema nervoso centrale. Il sistema nervoso somatico deriva il suo nome dalla parola greca soma , che significa “corpo”.
Il sistema somatico è responsabile della trasmissione delle informazioni sensoriali e del movimento volontario. Questo sistema contiene due principali tipi di neuroni:
• Motoneuroni : detti anche neuroni efferenti, i motoneuroni trasportano informazioni dal cervello e dal midollo spinale alle fibre muscolari in tutto il corpo. Questi motoneuroni ci consentono di intraprendere un’azione fisica in risposta agli stimoli nell’ambiente.
• Neuroni sensoriali : chiamati anche neuroni afferenti, i neuroni sensoriali trasportano informazioni dai nervi al sistema nervoso centrale. Sono questi neuroni sensoriali che ci consentono di acquisire informazioni sensoriali e inviarle al cervello e al midollo spinale.
Il sistema nervoso autonomo
Il sistema autonomo è la parte del sistema nervoso periferico responsabile della regolazione delle funzioni corporee involontarie, come il flusso sanguigno, il battito cardiaco, la digestione e la respirazione.
In altre parole, è il sistema autonomo che controlla aspetti del corpo che di solito non sono sotto il controllo volontario. Questo sistema consente a queste funzioni di svolgersi senza la necessità di pensare consapevolmente al loro verificarsi. Il sistema autonomo è ulteriormente suddiviso in due rami:
• Sistema parasimpatico: aiuta a mantenere le normali funzioni del corpo e a conservare le risorse fisiche. Una volta che una minaccia è passata, questo sistema rallenterà la frequenza cardiaca, rallenterà la respirazione, ridurrà il flusso sanguigno ai muscoli e restringerà le pupille. Questo ci permette di riportare il nostro corpo a un normale stato di riposo.
• Sistema simpatico: regolando la risposta fuga o lotta , 1 il sistema simpatico prepara il corpo a spendere energia per rispondere alle minacce ambientali. Quando è necessaria un’azione, il sistema simpatico innesca una risposta accelerando la frequenza cardiaca, aumentando la frequenza respiratoria, aumentando il flusso sanguigno ai muscoli, attivando la secrezione di sudore e dilatando le pupille.

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Ansia e Stress nella Valutazione cognitiva

L’intero processo attivato dal sistema nervoso per garantire la sopravvivenza, comprensivo delle fasi di percezione, valutazione e risposta adattativa è stato caratterizzato con il nome di stress. Lo stress ricomprende anche le emozioni che sempre lo accompagnano. Il primo modello dello stress fu creato da Hans Seyle intorno agli anni ’50. Lo studioso iniziò ad utilizzare il termine stress riferendosi alla relazione tra un insieme di difese del corpo che si attivano come reazione nei confronti di qualsiasi tipo di stimolo avvertito come pericoloso, fisico e/o psicologico. L’intero processo dello stress è una condizione influenzata dall’interazione tra le caratteristiche della persona e quelle dell’ambiente.
Più avanti nel tempo Richard S. Lazarus, per meglio comprendere gli effetti dello stress che si genera nella relazione tra ambiente ed individuo, propose di valutare il bilanciamento tra le risorse personali e le necessità ambientali. Lazarus suggerisce di immaginare un’altalena alle cui estremità troviamo da una parte le necessità ambientali e dall’altra le risorse personali (Lazarus, 1999).
ansia e stress
Con le risorse personali equilibrate rispetto alle richieste ambientali, avremo una condizione di stress salutare. Quando le risorse personali risulteranno abbondanti rispetto alle richieste ambientali, vi sarà addirittura un certo disinteresse con relativa possibile noia. Dove invece le risorse personali risultassero insufficienti e schiacciate dal peso delle richieste ambientali, avremo una situazione di stress severo protratto nel tempo, oltre la salutare soglia di sopportazione.

Di seguito un elenco dei sintomi funzionali associati ad ansia e stress:
– Cardiovascolari: palpitazioni e tachicardie con senso di svenimento, aumento della pressione arteriosa, senso di oppressione al petto;
– Respiratori: respiro corto ed affannoso, fame d’aria, senso di soffocamento;
– Neuromuscolari: formicolii, rigidità e dolori muscolari, parestesie, debolezza, tremori, sbandamenti e vertigini, cefalea o sensazione di “cerchio alla testa” o testa confusa;
– Dermatologici: iperidrosi, rash cutanei, arrossamenti tipo orticaria;
– Gastrointestinali: dolori viscerali diffusi, gastrite e reflusso gastro-esofageo, nausea, inappetenza, digestione difficile e lenta, diarrea, colon irritabile;
– Genito-urinari: frequente impulso o urgenza di urinare (vescica nervosa),
dolori pelvici diffusi o a localizzazione genitale.

Ai sintomi fisici si accompagnano sovente condizioni di insonnia, irritabilità, irrequietezza, difficoltà di concentrazione, etc.

curva dello stressSecondo gli psicologi Robert M. Yerkes e John D. Dodson un certo livello di stress risulterà comunque positivo e stimolante al raggiungimento degli obbiettivi. Soltanto quando lo stimolo esterno aumenta l’eccitazione oltre una certa soglia avremo a che fare con la fase di esaurimento. Inoltre fisiologicamente molti dei sintomi dello stress eccessivo sono condivisi con le situazioni di ansia, angoscia, paura, panico, etc.
In questa ricerca dal titolo “Il modello delle dinamiche temporali dell’elaborazione della memoria emotiva: una sintesi sulla base neurobiologica dell’amnesia indotta da stress, dei ricordi flash e traumatici e della legge di Yerkes-Dodson” è riportato come il funzionamento dell’ippocampo può essere compromesso dallo stress e può anche essere coinvolto nella formazione di ricordi emotivi.

Combattere Ansia e Stress in modo sano

All’inizio dell’articolo abbiamo detto che quando affrontiamo un animale inferocito, una tempesta nel bel mezzo del mare o forse solo la scadenza di una rata del mutuo da pagare, i nostri corpi innescano una risposta allo stress fisico che ci prepara a combattere o fuggire dalla situazione di pericolo percepito. Aggiungiamo che oltre al combattere o fuggire, può esserci una ulteriore risposta dell’organismo: la resa. Questa è la situazione più delicata poiché favorisce nell’organismo condizioni fisiologiche predisponenti alla malattia.

In tutti i casi i rimedi naturali sono generalmente sicuri da usare insieme alle terapie mediche più convenzionali. Tuttavia, le alterazioni della dieta o alcuni nutraceutici possono cambiare il modo in cui funzionano i farmaci ansiolitici, quindi è essenziale consultare un medico prima di provare queste soluzioni. Il medico stesso può anche consigliare altri rimedi naturali.

Come scegliere i rimedi naturali per il Sistema Nervoso

Non esistono soluzioni farmacologiche o naturopatiche davanti un animale inferocito: in quel caso ci vogliono dei rinforzi per combattere o per trovare un luogo sicuro. Allo stesso modo non esistono soluzioni farmacologiche o naturopatiche per una rata di mutuo in scadenza: in quel caso ci vogliono i soldi sufficienti per pagare. In caso di lutto somministrare sostanze ipnotiche non lenisce il dolore. L’emozione è parte del processo di risposta allo stimolo ed è necessaria a condurre fuori dal pericolo. Inoltre è l’emozione che contribuisce a formare le memorie a lungo termine. Pertanto consideriamo un errore lavorare sulle emozioni cercando di ignorarle o addirittura reprimerle. Usare rimedi o farmaci che abbassano la rabbia, oppure somministrare sostanze che diminuiscono la sensibilità al mondo esterno, sono tutti trattamenti volti alle reazioni e non alla soluzione del conflitto. L’obbiettivo primario resta sempre quello di individuare il conflitto ed aiutare il soggetto a raggiungere la soluzione. Pertanto in ogni situazione di stress la via migliore è di supportare le risorse personali nella ricerca della soluzione. Questo tipo di trattamento generalmente è condotto in modo aspecifico, cioè senza considerare il particolare tipo di stato d’animo. Tuttavia, attraverso un indagine più approfondita e trattamenti specifici, è anche possibile intervenire in modo mirato sul conflitto. Va da sè che questa seconda opzione di trattamento è più efficace nel lungo periodo.

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Rimedi naturali aspecifici per Ansia e Stress:

Per prima cosa ci sentiamo di consigliare alcune buone abitudini di carattere generale, le quali aiutano in modo naturale a gestire lo stress e la relativa Ansia:
– L’esercizio fisico è un ottimo modo per scaricare l’energia accumulata da ansia e stress
– La meditazione è universalmente riconosciuta come tecnica per calmare la mente, rendendo più facile gestire lo stress e l’ansia.
– Esercizi di rilassamento come il Training autogeno, (metodo di auto-psicoterapia)
– Scrittura di un diario o qualcosa del genere dove si esternalizza il disagio descrivendolo
– Strategie di pianificazione temporale degli impegni che possono riguardare la famiglia, il lavoro e le attività legate alla salute. Strategie efficaci di gestione del tempo possono aiutare le persone a concentrarsi su un’attività alla volta senza essere in ansia.

Nutraceutici per ansia e stress

– Gli adattogeni. In ogni condizione di stress è sempre buona norma assumere un adattogeno. Secodo il farmacologo russo Nicolai Lazarev, “l’adattogeno è una sostanza farmacologica in grado di indurre in un corpo uno stato di maggiore resistenza non specifica per controbilanciare i segnali di stress e adattarsi ad uno sforzo eccezionale”. Questo termine è riservato solo alle piante medicinali descritte come “in grado di aumentare la resistenza a stress, la concentrazione, le prestazioni e la resistenza in caso di affaticamento o stress”.
In questa ricerca si afferma che studi moderni hanno dimostrato come gli adattogeni possano migliorare in modo non specifico la resistenza del corpo umano in una vasta gamma di condizioni di stress esterno con un modo simile a una rete multi-mirato e multicanale, in particolare influenzando il sistema immunitario-neuro-endocrino e il asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
In questa ulteriore ricerca sono stati approfonditamente indagati alcuni rimedi adattogeni della tradizione erboristica. In particolare sono stati valutati gli effetti positivi sui vari aspetti fisiologici dello stress dei seguenti trattamenti naturali: Panax ginseng, Rhodiola rosea, Withania somnifera (la più consigliata).
Un buon prodotto a base di Withania s. è Serenday omeostat®.

– Gli Oligoelementi. Il nostro metabolismo è sostenuto da un buon livello enzimatico e per mantenere le corrette funzioni e l’attività enzimatica c’è bisogno di oligoelementi. In caso di stress aumenta notevolmente il fabbisogno di catalizzatori enzimatici come gli oligoelementi. Anch’essi, come le piante adattogene, agiranno in modo aspecifico a sostegno delle risorse personali. Per sostenere le condizioni di ansia e stress, fra i numerosi oligoelementi disponibili, possiamo selezionare il Diatesico Manganese-Cobalto, coadiuvato da alcuni Oligoelementi complementari come Litio, Magnesio e Fosforo. Per facilità di assunzione esiste in commercio una comoda composizione che li racchiude in una unica fialetta (Fisiosol T).

– I PsicoBiotici. Con il termine psicobiotico si individuano alcuni probiotici i quali sono in grado di produrre effetti benefici sulla salute mentale. In questa ricerca è riportato che l’ingestione di quantità adeguate di questi batteri può aiutare nella produzione di sostanze neuroattive, come acido gamma-aminobutirrico (GABA), norepinefrina, dopamina, acetilcolina, colecistochinina, serotonina, sostanza P, glutammato, peptide-1 simile al glucagone, glucagone- come il peptide-2, il peptide YY (PYY), il neuropeptide Y (NPY) e possono regolare proteine come il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), che sono importanti nella regolazione delle funzioni e dei comportamenti legati al sistema nervoso centrale (SNC ) e anche nella comunicazione intestino-cervello, attraverso vie immunologiche, umorali, neurali e metaboliche. Diversi studi come questo hanno suggerito che la somministrazione di psicobiotici può essere efficace nel trattamento della depressione, stress ed ansia. Ne sono un esempio PsicoBrain e Serobioma della Bromatech.

– Il Magnesio. Il magnesio ha un ruolo importantissimo nell’organismo e nel mantenimento di un corpo sano. In caso di Ansia o Stress il Magnesio aiuta a modulare gli eccessi del sistema nervoso. Il Magnesio è anche necessario al metabolismo GABA. Quando si cercano opzioni di trattamento anti-ansia non bisogna mai dimenticare il magnesio. L’integrazione di Magnesio andrebbe sempre affiancata dalla Vitamina B6

– Complesso vitaminico B. Le vitamine del gruppo B aiutano a ridurre lo stress e stabilizzare l’umore. In particolare la vitamina B6 dovrebbe essere specificamente considerata come un rimedio naturale per i sintomi dell’ansia, perché uno dei segni della carenza di vitamina B6 è l’ansia stessa. La vitamina B6 aiuta a migliorare l’umore, bilanciare i livelli di zucchero nel sangue e mantenere un sistema nervoso sano.

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Trattamenti per specifici stati d’animo di Ansia

Le numerose situazioni di stress rispettivamente con le loro gradazioni di coinvolgimento personale, sono sempre accompagnate da emozioni, le quali generano i cosiddetti stati d’animo:
– Ansia: ci riferiamo ad uno stato emotivo legato ad eventi ed emozioni interne conflittuali, frutto dell’anticipazione di un pericolo reale o immaginario.
– Paura: invece è uno stato emotivo collegato ad un evento specifico di fronte al quale ci troviamo e durante il quale cerchiamo una via di fuga.
– Panico: è uno stato emotivo di tensione ansiosa, acuta e paralizzante, con l’impossibilità di intravedere una via di uscita, in cui l’elemento principale è l’isolamento. In questa ricerca secondo Jaak Panksepp il sentimento di Paura e quello del Panico mobilitano risorse chimiche e circuiti neurologici differenti poiché evolutivamente hanno diversi obbiettivi. Farmacologicamente rispondono a sostanze diverse. Qui vale ancora la pena considerare che gli attacchi di panico possono riflettere un’improvvisa perdita endogena spontanea di sentimenti di sicurezza (acuto disagio da separazione) piuttosto che un’improvvisa PAURA.
– Angoscia: è uno stato di ansietà elevata, a volte protratta nel tempo, con la sensazione di fallimento e mancanza di forze per reagire, dove ci si prepara a soccombere.
Se volete saperne di più sui vari aspetti dell’Ansia, in questo documento scaricabile gratuitamente, abbiamo approfondito le Sindromi Ansiose in Iridologia. Inoltre particolarmente sull’ansia ipocondriaca abbiamo dedicato un intero articolo.

– Trattamento del Trauma. Nel trattamento di specifiche condizioni si possono utilizzare tecniche personalizzate di rilascio emozionale. Questi trattamenti fanno il focus sulla specifica situazione stressante ed attraverso metodiche naturali accompagnano il soggetto verso lo scioglimento dei traumi. Il lavoro con le immagini risulta particolarmente efficace quando viene applicato contestualmente alla metodica delle Costellazioni Familiari Sistemiche.

– I Fiori di Bach. Il Dr. Edward Bach, omeopata inglese negli anni ’30, ha scoperto che all’origine di quella che di solito chiamiamo “malattia” c’è spesso uno stato d’animo negativo, che nel tempo provoca gradualmente una manifestazione organica, una malattia conclamata. In questo articolo abbiamo evidenziato il pensiero e la filosofia dei trattamenti di E. Bach. Secondo E. Bach, la malattia rappresenta la naturale conseguenza della disarmonia tra il nostro corpo e la nostra anima. Bach ha studiato 38 rimedi floreali, organizzati in 12 guaritori, 7 Aiutanti, 19 Assistenti, ognuno dei quali in grado di trattare una determinata disarmonia psico-emotiva. Potete scegliere il vostro Fiore di Bach in questo documento scaricabile gratuitamente.

Alcuni formulazioni di trattamento con i Fiori di Bach
Per gli Esami: Clematis + Gentian + Elm + Larch + Chestnut Bud.
Questa formulazione permette di approcciarsi con maggior serenità e lucidità mentale ai classici esami scolastici, ai colloqui di lavoro, ad una conferenza pubblica, ad un concorso.
Per il Primo giorno di Scuola: Mimulus + Olive + Honeysuckle + Walnut.
Ci sono situazioni nella vita dove siamo chiamati a cambiare luogo, persone di riferimento e compagni. Andare a scuola, arruolarsi, prendere servizio sul lavoro, etc. comporta sempre una certa ansia del nuovo con la difficoltà di abbandonare la zona di confort in cui eravamo.

Per gli Attacchi di Panico.
Quello che conosciamo come attacco di panico, ovvero con la sensazione di sentire tutto da lontano e di perdere il contatto con la realtà, spesso è una condizione innescata da altre situazioni difficili. In particolare potrebbe trattarsi di momenti in cui non ci si sente all’altezza (svalutazione) oppure situazioni apparentemente senza via di uscita (paura). Edward Bach per primo formulò una miscela costituita da 5 essenze floreali per queste situazioni complesse dal nome Rescue Remedy. Vale sempre la pena iniziare con questa. Tuttavia non sempre Rescue Remedy aiuta fino in fondo proprio perché vi sono conflitti ed emozioni stratificate alla base dell’attacco di panico. Un’altra miscella che nel tempo si è rivelata utile è la seguente: Agrimony, Cherry Plum, Chestnut Bud, Impatiens e Red Chestnut. Tuttavia anche questa miscela può risultare utile solo nella fase acuta aiutando a normalizzare le reazioni. Vi sono alcune essenze floreali di Bach che trattano molto bene le sensazioni di solitudine/isolamento alla base degli attacchi di panico. Esse sono Chicory, Heather, Water Violet e Gorse. E’ opportuno sottolineare come sia meglio non scegliere da soli i Fiori di Bach per gli attacchi di panico, proprio in virtù della complessità di ogni caso unita alla oggettiva impossibilità di essere obbiettivi con se stessi.

Rimedi per la Salute ed il Benessere:

– sui RIMEDI NATURALI – Come e perchè sceglierli

– del SISTEMA NERVOSO (Ansia, Stress, Depressione, Etc.)
– del SISTEMA IMMUNITARIO (Autoimmunità, Allergie, Ipoimmunità)
– del SISTEMA ENDOCRINO (Disfunzioni Ghiandolari)
– delle FUNZIONI RENALI (Acidosi Tissutale, Ritenzione Idrica, Etc.)
– delle FUNZIONI METABOLICHE (Insulino-Resistenza, Zuccheri, Grassi, Etc.)
– dell’APPARATO DIGERENTE (Disbiosi, Leaky Gut Syndrome, Etc.)
– dell’APPARATO OSTEO-ARTICOLARE (Articolazioni, Tendini, Problemi Muscolari)


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Trattamenti per le difese immunitarie basse

Trattamenti per le difese immunitarie basse

Rimedi Naturali per
rafforzare il Sistema Immunitario ipo-reattivo
(deficit immunitario)


Introduzione al deficit immunitario

Il sistema immunitario rappresenta complessivamente il meccanismo di difesa del corpo. Con le sue numerose tipologie di cellule è praticamente presente in ogni distretto organico; il compito del sistema immunitario è di vigilare e proteggere l’organismo dagli insulti di agenti patogeni (virus, batteri, parassiti e funghi), sostanze tossiche e cellule cancerose. In sintesi l’obbiettivo del sistema immunitario è di conservare la salute dell’organismo più a lungo possibile.
Nella maggior parte delle persone, in particolare quelle giovani ed in buona salute, il sistema immunitario riesce ad assolvere senza problemi questo suo compito. Tuttavia ci sono alcune circostanze in cui le difese immunitarie basse diventano inefficaci, lasciando in questo modo l’organismo più esposto e suscettibile alle malattie. In questi casi a salvaguardia della salute andrebbe presa in seria considerazione la possibile presenza di un deficit immunitario.

Ecco i sintomi delle difese immunitarie basse

Avere le difese immunitarie basse espone l’organismo ad una lunga serie di disturbi e nel tempo può essere la causa di gravi malattie. Prendersi cura in tempo del proprio sistema immunitario, con delle scelte di vita adeguate, permette in futuro di scongiurare l’eventualità di dover curare una malattia. Per questo è di vitale importanza fare attenzione ai segnali che l’organismo manda attraverso le diverse sintomatologie. Questi segnali sono veri e propri avvertimenti… Di seguito alcuni dei segnali che ci fanno capire di avere le difesse immunitarie basse:

1. Stanchezza costante
2. Facili raffreddori o tosse
3. Frequenti dolori alla pancia o diarrea (disbiosi)
4. Situazioni di stress cronico (cortisolo)
5. Ferite che guariscono più lentamente
6. Infezioni virali ripetute, febbri improvvise, febbricole sine causa
7. Muscoli ed articolazioni costantemente doloranti
8. Problemi infiammatori della pelle (Eczema, Psoriasi, Rash cutanei, etc.)
9. Assunzione prolungata di farmaci come antibiotici, corticosteroidi, FANS, etc.

Circa l’ultimo punto va precisato che, sebbene questi farmaci influenzino il sistema immunitario, essi vengono comunque prescritti poichè in caso di alcune gravi malattie il rapporto tra costi e benefici resta comunque vantaggioso.

Tra quelli elencati il punto 6 risulta essere il più significativo. Infatti il sintomo principale di un sistema immunitario indebolito è la suscettibilità alle infezioni.

Vuoi saperne di più?
Scopri le Costituzioni Immunitarie in Iridologia


Una persona con un sistema immunitario indebolito rischia di contrarre infezioni più frequentemente rispetto alla maggior parte delle altre persone e queste malattie potrebbero manifestarsi anche in forma più grave o più difficili da trattare. Inoltre i soggetti con le difese immunitarie basse potrebbero anche trovarsi a dover affrontare un’infezione che una persona con un sistema immunitario efficiente non contrarrebbe affatto. Le infezioni più comuni alle quali le persone con un sistema immunitario debole possono andare incontro sono:

– polmonite
– bronchite
– infezioni della pelle

Qualora fossero presenti delle sintomatologie come quelle descritte si può sospettare di avere un deficit immunitario. Ovviamente sarà il medico di fiducia, attraverso un esame del sangue ed in particolare verificando i livelli degli anticorpi, che potrà accertare se ci sono le difese immunitarie basse.

Costituzioni Immunitarie

Esistono diversi livelli di deficit immunitario fra i quali c’è una grave condizione di ipoattività, chiamata anche immunodeficienza. Essa rappresenta una condizione non trattabile con i soli rimedi naturali poichè è venuta meno la forza di autoguarigione. Sono questi dei casi che restano a totale appannaggio del medico specialistico. In questa ricerca si elencano dettagliatamente le cause per questi gravi casi di immunodeficienza che possono essere di tipo ereditario (primaria) oppure acquisito (secondaria). Fra l’immunodeficienza primaria incontriamo malattie che coinvolgono in modo specifico alcuni rami del sistema immunitario. Ad esempio le carenze di cellule T e cellule B nella Grave malattia da immunodeficienza combinata (SCID); oppure la carenza dei fagociti nella Malattia granulomatosa cronica (CGD). Nella immunodeficienza secondaria le cause sono maggiormente acquisite ed in particolare potrebbero dipendere dall’uso di farmaci (corticosteroidi, Immunosoppressori, chemioterapici, etc.) da carenze nutrizionali, dall’obesità, o dalla Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS).


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Le cause di un sistema immunitario indebolito?

Fatta questa premessa e quindi tralasciando i gravi casi di immunodeficienza visti sopra, possiamo occuparci con maggior tranquillità di quelle condizioni a rischio di indebolimento per il sistema immunitario alle quali è possibile porre rimedio con delle sane abitudini di vita. In questo panorama il concetto olistico più interessante è quello di considerare il sistema immunitario come la vera sede della memoria. Infatti dalle ricerche sempre più si evince che la storia immunitaria dell’organismo inizia sin dalle prime fasi della vita.

Nell’infanzia la genesi del sistema immunitario forte

In questa ricerca dal titolo “Il ruolo dei fattori ambientali nella modulazione delle risposte immunitarie nella prima infanzia” è riportato quanto segue: Numerosi fattori ambientali possono modulare l’immunità umana nelle prime fasi della vita. Questi vanno dall’esposizione a sostanze chimiche abiotiche e dallo stato nutrizionale agli insulti biotici da malattie infettive e alla colonizzazione microbica o parassitaria. I primi anni di vita rappresentano finestre di vulnerabilità e opportunità che hanno un impatto sullo sviluppo del sistema immunitario. Dopo aver passato in rassegna le possibili occasioni di indebolimento del sistema immunitario, nelle conclusioni si legge: Sebbene ci sia ancora molto da fare per determinare come indirizzare al meglio il sistema immunitario verso una salute ottimale a lungo termine, ora abbiamo raccolto una massa critica di informazioni sui meccanismi alla base della programmazione immunitaria nei primi anni di vita e ciò per la prima volta viene presentato con l’opportunità senza precedenti di diventare custodi non solo della prevenzione delle malattie ma anche della promozione della salute per tutta la vita. Sarà facile conseguenza che un bambino curato male avrà da grande un sistema immunitario debole. Ecco il motivo che ci spinge a fare di più nel supportare il sistema immunitario dei bambini con rimedi naturali come gli Oligoelementi, i Probiotici, la Propoli, etc. ed invece ridurre la prescrizione di antibiotici come spiegato qui che che negli ultimi decenni ha creato un danno enorme (antibiotico-resistenza). Ad esempio in questa ricerca si indaga uso del probiotico Streptococcus salivarius K12 per ridurre l’incidenza di faringo-tonsillite e otite media acuta nei bambini.
Dello stesso parere sembrano essere gli autori di questa ricerca dal titolo “Infezioni e cancro: l’ipotesi delle “cinquanta sfumature di immunità”. In particolare quando affermano che la comunità di organismi che hanno infettato un individuo durante la sua vita rappresenta la storia personale dell’infezione. Un numero sempre maggiore di prove suggerisce che tenere conto del verificarsi passato di infezioni è importante per una migliore comprensione dell’epidemiologia del cancro. Perciò dobbiamo immaginare il livello di salute del sistema immunitario come qualcosa che si costruisce nel tempo, attraverso un continuo gioco di dare/avere. In una linea temporale le circostanze risolte meglio saranno una opportunità di potenziamento per il sistema immunitario mentre gli esiti sfavorevoli rappresenteranno un’occasione persa che indebolisce il S.I. All’interno della ricerca è rappresentato figurativamente uno schema che somiglia ad una sorta di cronoimmunità dal titolo: Collegamenti indiretti tra cancro e infezioni nella vita umana. Ve lo proponiamo da noi rielaborato nella figura sotto.

difese immunitarie basse

Cronobiologia del sistema immunitario

I riquadri verdi e quelli rossi rappresentano rispettivamente collegamenti vantaggiosi e dannosi. Le malattie dell’infanzia e gli eventi di infezione che si verificano durante la vita di un individuo potrebbero ridurre il rischio di cancro in quanto possono migliorare l’efficienza immunitaria per eliminare le cellule tumorali. Inoltre, è stato segnalato che alcuni vaccini e trattamenti contro le malattie infettive riducono il rischio di cancro attraverso l’attivazione dell’immunità antitumorale. All’estremità opposta dello spettro, le infezioni possono creare episodi di infiammazione o immunosoppressione che consentono alle cellule tumorali di proliferare. Infine, l’esposizione cronica alle infezioni potrebbe spiegare i disturbi immunitari legati all’età e l’incapacità di eliminare le cellule tumorali.

Durante le infezioni quindi è necessario poter sostenere il sistema immunitario affinchè non si indebolisca. In questa ricerca dedicata ai Fruttani come composti immunomodulatori e antivirali dell’Echinacea leggiamo: Le infezioni respiratorie, come il comune raffreddore e l’influenza stagionale, sono spesso malattie infettive causate da diversi virus. Sebbene la vaccinazione sia considerata un metodo efficace per prevenire le malattie infettive, la vaccinazione di adulti sani ridurrebbe l’incidenza delle infezioni respiratorie acute solo del 16%. In questo contesto, gli estratti di Echinacea mostrano una profonda attività antivirale contro diversi virus (inclusi virus dell’influenza umana e aviaria, H3N2 di tipo IV, H1N1 di tipo IV, herpes simplex e rinovirus) e risposte pro-infiammatorie indotte da virus.
Rispetto alle infezioni ed alle loro conseguenze non possiamo certo tralasciare le numerose ricerche sui virus oncogeni (che causano il cancro). Come spiegato qui, attualmente, ci sono sette oncovirus umani riconosciuti, che includono virus Epstein-Barr (EBV), Papillomavirus umano (HPV), virus dell’epatite B e C (HBV e HCV), virus linfotropico a cellule T umane-1 (HTLV-1), Herpesvirus umano-8 (HHV-8) e poliomavirus a cellule di Merkel (MCPyV). Gli oncovirus sono implicati in circa il 12% di tutti i tumori umani. Un gran numero della popolazione mondiale ospita almeno uno di questi oncovirus. Tuttavia solo una piccola percentuale di questi individui sviluppa il cancro. Diventa quindi ancora più importante proteggersi in modo naturale dalle infezioni. In paricolare in questa ricerca vengono riportate terapie naturali riscontrate efficaci contro l’infezione da virus Epstein-Barr (EBV):
– EGCG (estratto Thè verde)
– Curcumina
– Resveratrolo
– Andrographolide (estratto Andrographis)
– Cordycepina (estratto fungo Cordyceps)
– Vitamina C

I funghi medicinali hanno un ruolo di primo piano nel rinforzare le difese immunitarie basse. I trattamenti con i funghi medicinali non hanno rivali in questo campo e agiscono molto bene nell’efficientamento epigenetico del sistema immunitario. In questa ricerca fra le tantissime ricerche sui funghi medicinali, sono state analizzate le proprietà farmacologiche dei seguenti funghi:
– Hericium e.
– Agaricus B.M.
– Grifola frondosa (Maitake)
Fra l’altro nella stessa ricerca si legge che sono stati esaminati gli studi preclinici e clinici con i tre funghi medicinali correlati AbM, HE e GF, dove tutti hanno mostrato proprietà antitumorali, antinfiammatorie e antiallergiche, ad eccezione di HE che non ha rivelato effetti antiallergici. I meccanismi antitumorali erano o l’attacco diretto del tumore, cioè apoptosi / necrosi, antimutagenesi e soppressione metastatica, o difesa indiretta, cioè, neovascolarizzazione inibita, migrazione del tumore delle cellule citotossiche Th1 e aumento della produzione di MΦ NO, attivazione delle cellule NK ed effetti potenziati e ridotti effetti collaterali dei farmaci chemioterapici.
Da questa ulteriore ricerca sul fungo Ganoderma lucidum (Reishi) apprendiamo che è utilizzato da secoli nei paesi asiatici per curare varie malattie e per favorire la salute e la longevità. Studi clinici hanno dimostrato effetti benefici del Reishi come terapia adiuvante alternativa in pazienti oncologici senza evidente tossicità. I polisaccaridi del G. lucidum (GLP) sono il principale componente bioattivo negli estratti idrosolubili di questo fungo. Evidenze in vitro e in studi in vivo hanno dimostrato che il GLP possiede una potenziale attività antitumorale attraverso effetti immunomodulatori, antiproliferativi, pro-apoptotici, antimetastatici e anti-angiogenici. In questo articolo abbiamo illustrato alcune delle proprietà benefiche dei funghi medicinali.

Vitamina D, il regolatore del sistema immunitario

Da ultime ricerche accreditate, come ad esempio questa, risulta che negli ultimi decenni, è diventato sempre più chiaro che il ruolo della vitamina D vada ben oltre la regolazione dell’omeostasi del calcio e della salute delle ossa. Un importante effetto extrascheletrico della vitamina D è la modulazione del sistema immunitario. In particolare è riportato che dovrebbero essere istituiti programmi nazionali e internazionali per educare il pubblico sui benefici per la salute della vitamina D e politiche per fortificare gli alimenti comunemente consumati con vitamina D per ridurre il rischio di carenza di vitamina D durante la gravidanza, l’infanzia e negli adulti giovani e di mezza età quando i disturbi autoimmuni sono i più diffusi. Inoltre, il miglioramento dello stato della vitamina D dalla nascita fino alla morte può aiutare a ridurre il rischio di malattie infettive come l’influenza e il COVID-19 che possono avere conseguenze devastanti soprattutto per gli anziani.
In questa ulteriore ricerca è ben specificato che nonostante non sia ancora stato chiarito il ruolo della vitamina D nel sistema immunitario, l’evidenza di un legame tra la carenza di vitamina D e gli esiti avversi è schiacciante e indica chiaramente l’evitamento della carenza di vitamina D soprattutto nei primi anni di vita.

L’obesità è un fattore di rischio per il sistema immune.

In questa ricerca riportata dalla prestigiosa The Lancet si legge che l’eccesso calorico cronico potenzialmente destabilizza questo sistema ben bilanciato di adipociti e cellule immunitarie compromettendo le vie di sorveglianza immunitaria. Nei pazienti con infezione H1N1 (visrus influenza), l’obesità contribuisce in modo sostanziale alla malattia critica, riflettendo così l’incidenza epidemiologicamente alta di infezioni respiratorie acute e croniche nei pazienti obesi. Anche in questa ricerca viene riportato che recenti scoperte hanno evidenziato il sostanziale impatto che i parametri dell’obesità e della Sindrome metabolica hanno sull’immunità e sulla difesa dai patogeni, inclusa la distruzione dell’integrità del tessuto linfoide; alterazioni nello sviluppo, nei fenotipi e nell’attività dei leucociti ed il coordinamento delle risposte immunitarie innate e adattive. Questi cambiamenti sono associati a un impatto negativo complessivo sulla progressione della malattia cronica, sull’immunità dalle infezioni e sull’efficacia del vaccino. Leggi di più in questo articolo sui rimedi naturali per eliminare il grasso in eccesso.

Il Diabete Tipo 2 aumenta la suscettibilità ai patogeni

C’è un altro squilibrio metabolico che può indebolire il sistema immunitario: il Diabete mellito tipo 2. E’ illustarto in questa ricerca come il T2DM incontrollato può portare ad alterazioni del sistema immunitario, aumentando il rischio di suscettibilità a infezioni come il Mycobacterium tuberculosis. È stato dimostrato in studi precedenti che un eccesso di glucosio nella circolazione sistemica può causare un aumento dei ROS (radicali liberi) e delle citochine proinfiammatorie IL-1 e IL-6, che a concentrazioni sufficientemente elevate possono inibire la funzione dei macrofagi. Non di meno in questa ulteriore ricerca si conferma che l’iperglicemia nel diabete causi una disfunzione della risposta immunitaria, che non riesce a controllare la diffusione di agenti patogeni invasori nei soggetti diabetici. Pertanto, i soggetti diabetici sono noti per essere più suscettibili alle infezioni. La maggiore prevalenza di T2D aumenterà l’incidenza di malattie infettive e relative comorbidità.
Tra i rimedi naturali più adatti in questi casi abbiamo la Berberina, una sostanza ricavata principalmente dalla corteccia e dalla radice della Berberis aristata. In questa ricerca si valuta la sua efficacia complessivamente più apprezzabile del relativo farmaco. Infatti troviamo riportato che la metformina e la berberina condividono molte caratteristiche nelle azioni nonostante la struttura diversa ed entrambi potrebbero essere ottimi farmaci nel trattamento del T2DM, dell’obesità, delle malattie cardiache, dei tumori e dell’infiammazione.

Alcol e Tabacco annientano il sistema immunitario

Come ben illustrato in questa ricerca, l’abuso di alcol sopprime più bracci della risposta immunitaria, portando ad un aumento del rischio di infezioni. Il decorso e la risoluzione delle infezioni batteriche e virali è gravemente compromessa nei pazienti che abusano di alcol, con conseguente maggiore morbilità e mortalità del paziente. Sono stati identificati molteplici meccanismi alla base degli effetti immunosoppressivi dell’alcol. Alcuni di questi meccanismi sono direttamente correlati alla patologia riscontrata nelle persone con infezioni come HIV / AIDS, tubercolosi, epatite e polmonite che continuano a usare e abusare di alcol.
Quest’altra ricerca riassume le prove che l’alcol interrompe le vie immunitarie in modi complessi e apparentemente paradossali. Queste interruzioni possono compromettere la capacità del corpo di difendersi dalle infezioni, contribuire al danno d’organo associato al consumo di alcol e impedire il recupero da lesioni ai tessuti. I medici hanno a lungo osservato un’associazione tra il consumo eccessivo di alcol e gli effetti avversi sulla salute immuno-correlati come la suscettibilità alla polmonite. Negli ultimi decenni, questa associazione è stata ampliata a una maggiore probabilità di sindromi da stress respiratorio acuto (ARDS), sepsi, malattia epatica alcolica (ALD) e alcuni tipi di cancro; una maggiore incidenza di complicanze postoperatorie; e recupero più lento e meno completo da infezioni e traumi fisici, inclusa una scarsa guarigione delle ferite.

rinforzare il sistema immunitario Con il fumo da tabacco i danni al sistema immunitario aumentano notevolmente. E’ evidenziato in questa ricerca dove si afferma che il fumo di sigaretta è associato a numerose malattie e rappresenta una seria sfida per l’attuale sistema sanitario mondiale. Il fumo ha un impatto sia sull’immunità innata che su quella adattativa e svolge un duplice ruolo nella regolazione dell’immunità sia attraverso l’esacerbazione delle risposte immunitarie patogene che l’attenuazione dell’immunità difensiva. In particolare, il fumo di sigaretta agisce come un’arma a doppio taglio che o esacerba le risposte immunitarie patologiche o attenua la normale funzione difensiva del sistema immunitario, forse a causa delle complessità e diversità funzionali dei componenti del fumo di sigaretta e delle condizioni mediche degli individui. Tuttavia, il fumo svolge un ruolo dannoso piuttosto che benefico in entrambi i casi.


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L’età avanzata porta all’immunosenescenza

Secondo alcune proiezioni e dati statistici le persone in tutto il mondo vivono più a lungo. Infatti sembra che nel 2025, ci saranno circa 1,2 miliardi di persone di età superiore ai 60 anni, le quali aumenteranno a 2 miliardi entro il 2050. Tuttavia, l’aumento della durata della vita non coincide con l’aumento della durata della salute, cioè quel periodo di vita libero da gravi malattie croniche e disabilità. Infatti, l’influenza dell’invecchiamento sull’uomo è responsabile di disfunzioni fisiologiche nei diversi tessuti, organi e sistemi, compreso il sistema immunitario. Il coinvolgimento del sistema immunitario legato all’età porta a una progressiva riduzione della capacità di innescare risposte anticorpali e cellulari efficaci contro infezioni e vaccinazioni. Questo fenomeno è chiamato immunosenescenza.
Come ampiamente illustrato in questa ricerca l’invecchiamento è accompagnato da un rimodellamento del sistema immunitario. Con il tempo, questo porta a un declino dell’efficacia immunitaria, con conseguente maggiore vulnerabilità alle malattie infettive, diminuzione delle risposte alla vaccinazione e suscettibilità alle malattie infiammatorie legate all’età.
Inoltre in questa ricerca sono giunti alle medesime conclusioni affermando che: D’altra parte, alcuni parametri immunologici sono comunemente notevolmente ridotti negli anziani e una funzione reciprocamente buona è strettamente correlata allo stato di salute. Mentre l’immunità innata è relativamente ben conservata negli anziani, l’immunità acquisita è più suscettibile sia a causa del declino funzionale associato al passare del tempo, sia al carico di antigeni a cui un individuo è stato esposto durante la sua vita. Questa costante attivazione dei linfociti T contribuisce allo stato proinfiammatorio tipico degli anziani, chiamato infiammazione. Questo stato proinfiammatorio, interagendo con il background genetico, innesca potenzialmente l’insorgenza di malattie infiammatorie legate all’età.

integratori sistema immunitario

Nutraceutici in geriatria

Tra le altre questioni trattate viene riportato l’uso benefico degli integratori. Molti studi hanno evidenziato come la funzione immunitaria e l’infiammazione siano direttamente influenzate dai nutraceutici. Essi dimostrano che aumentando l’assunzione di alcuni di essi sopra dei livelli di dose abituali e consigliati può migliorare alcuni aspetti della funzione immunitaria e ridurre il livello di stato infiammatorio, aumentando la resistenza all’invecchiamento cellulare.
Riassumendo gli studi nutrizionali più rilevanti sulle interazioni reciproche tra questi agenti dietetici e l’immunosenescenza in questa interessante ricerca vengono esaminati gli effetti immunomodulatori di tre classi di nutraceutici, vale a dire carotenoidi, polifenoli e acidi grassi polinsaturi (PUFA).

Lo stress cronico spegne il sistema immunitario

Un’importante caratteristica distintiva dello stress è la sua durata e intensità. Pertanto, lo stress acuto è stato definito come lo stress che dura per un periodo da pochi minuti ad alcune ore mentre lo stress cronico come uno stress che persiste per molte ore, per un giorno o per settimane ed anche mesi. L’intensità dello stress può essere misurata dai livelli massimi di ormoni dello stress, dai neurotrasmettitori e altri cambiamenti fisiologici, come aumenti della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, e dalla quantità di tempo per cui questi cambiamenti persistono durante lo stress e dopo la cessazione del fatica.
Nella più istruttiva e divertente guida allo stress e alle malattie che esso produce dal titolo Perché le zebre non viene l’ulcera?, l’autore Robert M. Sapolsky ebbe a scrivere: “La malattia correlata allo stress emerge, prevalentemente, dal fatto che così spesso attiviamo un sistema fisiologico che si è evoluto per rispondere a emergenze fisiche acute, ma lo accendiamo per mesi e mesi, preoccupandoci di mutui, relazioni e promozioni.”
In questa ricerca viene bio-fisiologicamente descritto come lo stress psicologico sopprime la funzione immunitaria e aumenta la suscettibilità alle infezioni e al cancro. Paradossalmente, in determinate condizioni lo stress è anche noto per esacerbare alcune malattie allergiche, autoimmuni e infiammatorie, il che suggerisce che lo stress può migliorare la funzione immunitaria. È stato recentemente notato che mentre lo stress cronico sopprime o dis-regola la funzione immunitaria, lo stress acuto ha spesso effetti immunostimolanti. In particolare è stato anche dimostrato che lo stress cronico sopprime o dis- regola le risposte immunitarie innate e adattive attraverso meccanismi che implicano la soppressione del numero di leucociti, il traffico e la funzione o cambiamenti nell’equilibrio delle citochine di tipo 1-tipo 2 . Recentemente è stato anche dimostrato che lo stress cronico aumenta la suscettibilità al cancro della pelle sopprimendo le citochine di tipo 1 e le cellule T protettive mentre aumenta la funzione dei linfociti T soppressori.
In questa ricerca sono stati approfonditamente indagati alcuni rimedi adattogeni della tradizione erboristica. In particolare sono stati valutati gli effetti positivi sui vari aspetti fisiologici dello stress dei seguenti trattamenti naturali: Panax ginseng, Rhodiola rosea, Withania somnifera

Altri rimedi per la Salute del Sistema Immunitario:

– Coadiuvanti del SISTEMA IMMUNITARIO iper-reattivo (base allergica)
– Coadiuvanti del SISTEMA IMMUNITARIO dis-reattivo (base autoimmune)

Rimedi per la Salute ed il Benessere:

– sui RIMEDI NATURALI – Come e perchè sceglierli

– del SISTEMA NERVOSO (Ansia, Stress, Depressione, Etc.)
– del SISTEMA IMMUNITARIO (Autoimmunità, Allergie, Ipoimmunità)
– del SISTEMA ENDOCRINO (Disfunzioni Ghiandolari)
– delle FUNZIONI RENALI (Acidosi Tissutale, Ritenzione Idrica, Etc.)
– delle FUNZIONI METABOLICHE (Insulino-Resistenza, Zuccheri, Grassi, Etc.)
– dell’APPARATO DIGERENTE (Disbiosi, Leaky Gut Syndrome, Etc.)
– dell’APPARATO OSTEO-ARTICOLARE (Articolazioni, Tendini, Problemi Muscolari)


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Trattamenti naturali nell’autoimmunità

Trattamenti naturali nell’autoimmunità

Rimedi Naturali per il
Sistema Immunitario dis-reattivo
(autoimmunità)


Introduzione all’autoimmunità

Noel Rose (3 dicembre 1927-30 luglio 2020), immunologo e microbiologo, negli anni ’50 è stato il primo compiere esperimenti a sostegno dell’esistenza delle malattie autoimmunitarie. I disturbi autoimmuni si verificano quando il corpo non riesce a distinguere tra sé e non sé. Dal momento che ciò accade, il corpo sta producendo anticorpi diretti verso i propri organi e tessuti. Pertanto nei disturbi auto-immunitari ci sono gli autoanticorpi che attaccano per errore le cellule normali. Attualmente, sono state riconosciute e catalogate circa 80 malattie autoimmuni.
Alcune recenti ricerche mostrano che la risposta infiammatoria anormale è strettamente associata a molte malattie croniche, specialmente nelle malattie autoimmuni. In particolare questo accade nelle malattie come l’artrite reumatoide, la malattia infiammatoria intestinale (IBD), lupus eritematoso sistemico (LES), diabete T1. L’infiammazione è parte integrante della risposta immunitaria, quindi l’infiammazione va considerata come una normale difesa fisiologica che viene attivata contro l’infezione da agenti patogeni oppure un danno ai tessuti. L’infiammazione ha un andamento correlato all’infezione e termina rapidamente in circostanze che tornano normali. Tuttavia, in molte condizioni croniche accade che la risposta infiammatoria continua a sussistere portando essa stessa significativi danni ai tessuti / organi. La dis-regolazione infiammatoria del sistema immunitario è alla base delle manifestazioni autoimmuni. In questa ricerca è riassunta la rilevanza della segnalazione aberrante di NF-kappaB (fattore dell’infiammazione) per lo sviluppo e la perpetuazione di alcune malattie autoimmuni.
Le Cellule T regolatorie
Fra i numerosi componenti del sistema immunitario vi sono i linfociti T regolatori. Questi hanno una funzione regolatoria nel sistema immunitario. Quando si verificano malattie autoimmuni, le cellule T regolatorie falliscono nella loro funzione. Ciò si traduce in danni a vari organi e tessuti stabilendo così una condizione che viene definita malattia autoimmune. Alcune manifestazioni autoimmuni, come ad esempio la tiroidite di Hashimoto, sono abbastanza diffuse, mentre altre sono più rari da osservare. Inoltre alcune di queste malattie sono definite sistemiche come il Lupus eritematoso sistemico (LES) o la Sindrome di Sjögren. Di seguito un elenco delle principali manifestazioni autoimmuni:
Malattie autoimmuni che colpiscono la pelle e il tessuto connettivo
– Psoriasi
– Vitiligine
– Sclerodermia
– Alopecia areata
Malattie autoimmuni che colpiscono il sangue
– Anemia emolitica
– Poliarterite nodosa
Malattie autoimmuni che colpiscono il sistema digestivo
– Celiachia
– Malattia infiammatoria intestinale IBD (morbo di Crohn e la colite ulcerosa)
Malattie autoimmuni che colpiscono gli ormoni
– Diabete di tipo 1
– Malattia di Graves
– Tiroidite di Hashimoto
Malattie autoimmuni che colpiscono il sistema nervoso
– Sclerosi multipla
– Sindrome di Guillain Barre
– Miastenia grave
Malattie autoimmuni che colpiscono le articolazioni
– Artrite reumatoide
Malattie autoimmuni che colpiscono gli occhi
– Uveite

Le malattie auto-immuni colpiscono tra il 5% ed il 10% della popolazione ed in genere hanno un andamento cronico. Dalle statistiche sulla vita media risulta che le donne sono più resistenti e vivono più a lungo degli uomini. Infatti esse restano meno suscettibili alle malattie infettive, probabilmente a causa di un sistema immunitario più reattivo. Il rovescio della medaglia è che circa l’80% degli individui con malattie autoimmuni è rappresentato da individui di sesso femminile. E’ quindi evidente che gli ormoni in generale hanno un ruolo importante nei disturbi auto-immunitari. malattie autoimmunitarieIn particolare gli Estrogeni stimolano più degli Androgeni l’asse Surrenalico-Ipotalamico (CRH). In questa ricerca è riportato che: in particolare, i nostri dati mostrano ulteriormente che il ruolo di potenziamento degli estrogeni sulla risposta immunitaria / infiammatoria viene esercitato attivando la via del complesso NFkB. Inoltre in questa pubblicazione viene spiegato come Il fattore di trascrizione NF-κB regola molteplici aspetti delle funzioni immunitarie innate e adattive e funge da mediatore fondamentale delle risposte infiammatorie. NF-κB induce l’espressione di vari geni pro-infiammatori, compresi quelli che codificano citochine e chemochine, e partecipa anche alla regolazione dell’inflammasoma.

Vitamina D, il regolatore del sistema immunitario

Da ultime ricerche accreditate, come ad esempio questa, risulta che negli ultimi decenni, è diventato sempre più chiaro che il ruolo della vitamina D vada ben oltre la regolazione dell’omeostasi del calcio e della salute delle ossa. Un importante effetto extrascheletrico della vitamina D è la modulazione del sistema immunitario. autoimmunitàAnche in questa ricerca è riportato che: Un principale effetto extra-scheletrico dell’attività della vitamina D è correlato all’omeostasi del sistema immunitario. Quindi, un asse della vitamina D-VDR disturbato è potenzialmente visto come un fattore scatenante per un ampio spettro di malattie autoimmuni, come artrite infiammatoria, malattie del tessuto connettivo, endocrinopatie e diverse categorie di malattie del fegato autoimmuni. I dati in vitro e in vivo supportano questo collegamento e dimostrano che, almeno in condizioni sperimentali, la modulazione della vitamina D del sistema immunitario innata e quello adattativo può contribuire a prevenire la suscettibilità all’autoimmunità e migliorare la loro gestione terapeutica.
Non è stato ancora ben chiarito quale sia il ruolo della Vitamina D nelle malattie autoimmuni, tuttavia in questa ulteriore ricerca si afferma che: indipendentemente dalla causa e dall’effetto specifico, la letteratura generalmente associa una ridotta risposta autoimmune a livelli più elevati di vitamina D.
Tuttavia è molto probabile che la Vitamina D agisca in sinergia con altri nutrienti, così come riportato in questa ricerca: La carenza di vitamina D modifica il microbioma intestinale riducendo la produzione di vitamina B nell’intestino. La conseguente mancanza di acido pantotenico (B5) influisce negativamente sul sistema immunitario, producendo uno stato “pro-infiammatorio” associato ad aterosclerosi e autoimmunità.
Inoltre il Selenio anche risulta associato all’efficacia della Vit. D come spiegato in quest’altra ulteriore ricerca dal titolo: La seleniometionina potenzia l’impatto della vitamina D sull’autoimmunità tiroidea nelle donne eutiroidee con tiroidite di Hashimoto e bassi livelli di vitamina D.

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Curcuma, un antico rimedio dalle mille proprietà

La curcuma (Curcuma longa), detta anche “zafferano indiano” a causa del suo colore giallo brillante, è principalmente una spezia, appartenete alla famiglia dello zenzero (Zingiberaceae). Molto usata in India ed in tutto il sud-est asiatico, la curcuma è stata studiata scientificamente da oltre due secoli. Il principale produttore mondiale di curcuma è l’India, che è stata utilizzata come rimedio ayurvedico e agente aromatizzante fin dai tempi antichi (più di 4000 anni).autoimminità
Infatti come riportato in questa ricerca ancor più negli ultimi decenni, sono stati condotti molti studi clinici sull’integrazione di curcumina su varie malattie autoimmuni tra cui l’osteoartrite, il diabete di tipo 2 e la colite ulcerosa. Nel complesso, la supplementazione di curcumina emerge come un agente terapeutico efficace con effetti collaterali minimi o nulli, che possono essere aggiunti insieme agli attuali standard di cura.
La curcuma possiede numerose proprietà curative, ma in questa sede ci interessano soprattutto le sue proprietà antinfiammatorie. In questa ricerca sono stati osservati gli effetti di una particolare formulazione biodisponibile di curcuma in soggetti con Artrite reumatoide. I risultati evidenziano che dodici pazienti in ciascun gruppo hanno ricevuto placebo 250 o 500 mg di prodotto a base di curcumina due volte al giorno per 90 giorni. Le risposte dei pazienti sono state valutate utilizzando la risposta dell’American College of Rheumatology (ACR), la scala analogica visiva (VAS), la proteina C-reattiva (CRP), il punteggio di attività della malattia 28 (DAS28), il tasso di sedimentazione degli eritrociti (ESR) e valori di fattore (RF). I pazienti con artrite reumatoide che hanno ricevuto il prodotto a base di curcumina a dosi sia basse che alte hanno riportato cambiamenti statisticamente significativi nei loro sintomi clinici alla fine dello studio.
L’efficacia della curcuma è stata anche studiata in un’altra malattia autoimmunitaria di tipo sistemico come il lupus. Infatti in questa ricerca dal titolo “La curcumina attenua l’autoimmunità e il danno renale in un modello sperimentale di lupus eritematoso sistemico (SLE)” nelle discussioni finali leggiamo testualmente che la curcumina è un’opzione terapeutica aggiuntiva economica per i topi SLE con potenziale efficacia traslazionale nell’uomo poiché l’attuale studio ha dimostrato che il trattamento con la curcumina orale può ridurre l’attività autoimmune (differenze nel peso della milza), danno renale (declino della glomerulo-sclerosi) e migliorare la funzione renale.

Curcuma Fitosomata, una questione di biodisponibilità

L’assunzione di Curcuma come nutraceutico causa non pochi problemi di biodisponibilità. In questa ricerca sono prese in esame le forme più altamente biodisponibili di curcumina, le quali sono da preferire anche alle tradizionali associazioni con la piperina risultate peraltro avere una certa tossicità. malattie autoimmunitarieAll’interno della ricerca stessa troviamo quanto segue: E’ vero che la curcumina esercita una vasta gamma di attività fisiologiche e farmacologiche benefiche, tra cui effetti antiossidanti, anti-amiloidi, antinfiammatori, antimicrobici, antineoplastici, immunomodulanti, regolatori del metabolismo, antidepressivi, neuroprotettivi e protettivi dei tessuti. Tuttavia, la sua scarsa solubilità e scarso assorbimento nella forma libera nel tratto gastrointestinale e la sua rapida biotrasformazione a metaboliti inattivi limitano notevolmente la sua utilità come agente di promozione della salute e integratore alimentare. I recenti progressi nelle micro e nano-formulazioni di curcumina con un assorbimento notevolmente migliorato che si traduce in livelli ematici desiderabili delle forme attive di curcumina ora rendono possibile affrontare una vasta gamma di potenziali applicazioni, inclusa la gestione del dolore e come protezione dei tessuti. Fra le varie formulazioni prese in esame troviamo quella da noi preferita: la Curcuma Fitosomata (Meriva), marchio italiano INDENA S.p.A.


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Polifenoli, la giusta spinta alle cellule staminali

C’è un gruppo di sostanze di origine vegetale la cui efficacia sta emergendo con forza negli ultimi decenni. Si tratta dei polifenoli, ovvero composti fenolici largamente diffusi nel regno vegetale e dove svolgono un ruolo protettivo affrontando diversi insulti ambientali (es. Luci ultraviolette, radicali liberi e temperature). Ad esempio, nell’area mediterranea, è stato dimostrato che le olive e l’uva aumentano la produzione di polifenoli a causa della loro elevata sensibilità ai fattori di stress. autoimmunitàIn natura esistono più di 8000 polifenoli diversi come componenti principali di frutta, verdura, cereali e loro derivati (vino, olio extravergine di oliva, cioccolato e succhi) e strutturalmente possono essere suddivisi in flavonoidi e composti non flavonoidi.
I polifenoli promuovono l’immunità ai patogeni estranei attraverso vari percorsi. Diverse cellule immunitarie esprimono più tipi di recettori polifenolici che riconoscono e consentono l’assorbimento cellulare dei polifenoli, i quali successivamente attivano le vie di segnalazione per l’avvio delle risposte immunitarie. Ad esempio è stato scoperto che i polifenoli curcumina ed epigallocatechina gallato (EGCG) possono indurre cambiamenti epigenetici nelle cellule. La loro efficacia nel mantenimento della Salute è sempre più riconosciuta. Infatti in questa interessante ricerca dal titolo “Le cellule staminali come potenziali bersagli dei polifenoli nella sclerosi multipla e nella malattia di Alzheimer” si sostiene che la nozione di inefficacia dei polifenoli dovuta alla loro origine naturale deve essere abolita, poiché questi composti sono potenzialmente promettenti nel campo della medicina.
Inoltre in quest’altra ricerca dal titolo “I Polifenoli nel trattamento delle malattie autoimmuni ” viene descritto come siano molti i prodotti dietetici e quelli naturali ampiamente studiati come possibili strategie alternative di trattamento per la gestione delle malattie autoimmuni. Tra questi in particolare vi sono i polifenoli che possiedono una vasta gamma di proprietà farmacologiche e terapeutiche, incluse attività antiossidanti e antinfiammatorie. Come agenti immunomodulatori, i polifenoli sono strumenti farmaceutici emergenti per la gestione di varie malattie autoimmuni tra cui vitiligine, colite ulcerosa e sclerosi multipla (SM). Nella stessa ricerca oltre alla curcuma già vista sopra troviamo Il ginkgo biloba, la quercetina, gli estratti del tè verde (EGCG) ed il Resveratrolo.
resveratroloIn particolare per quest’ultimo possiamo apprezzare quanto riportato in questa ulteriore ricerca circa la sua efficacia: Oltre a trattamenti convenzionali come analgesici, farmaci antinfiammatori non steroidei e glucocorticoidi, sono state ampiamente studiate terapie innovative basate sull’immunosoppressione terapeutica e agenti biologici, nonché molecole derivate da prodotti naturali, per il loro effetto farmacologico sia sull’organo specifico che malattie autoimmuni sistemiche. In particolare nella ricerca sono stati osservati i miglioramenti indotti dalla somministrazione di Resveratrolo in casi di Epatite autoimmune, Malattia infiammatoria intestinale (IBD), Artrite reumatoide, Lupus eritematoso sistemico, Sclerosi multipla.

Microbiota, batteri al fianco del sist. immunitario

Alla popolazione batterica del nostro intestino spetta un ruolo di primo piano nell’anomalia delle reazioni autoimmunitarie. Questo articolo si concentra su ciò che è noto a proposito del ruolo che il microbiota intestinale può svolgere nella patogenesi delle malattie autoimmuni non intestinali, come la malattia di Graves, la sclerosi multipla, il diabete di tipo 1, il lupus eritematoso sistemico, la psoriasi, la schizofrenia e i disturbi dello spettro autistico. Il messaggio principale di questa revisione è che i dati abbondanti supportano l’idea che l’intestino sia un organo critico per l’equilibrio immunitario appropriato e per la prevenzione delle malattie autoimmuni non intestinali. Il punto chiave è che modificando il microbiota intestinale di un paziente che soffre di malattia autoimmune non intestinale potrebbe essere possibile migliorare l’esito di tale malattia. È interessante notare che modificando la dieta potrebbe essere possibile migliorare il microbiota intestinale per promuovere una risposta antinfiammatoria di un paziente affetto da autoimmunità. Riguardo al ruolo del microbiota nell’autoimmunità, un’altra ricerca giunge alle seguenti conclusioni: il nostro studio sottolinea l’importanza dei bifidobatteri e delle specie produttrici di lattato o butirrato in generale in relazione allo sviluppo dell’autoimmunità β-cellulare. I bifidobatteri non solo forniscono lattato e acetato alle specie produttrici di butirrato, ma migliorano anche la funzione di barriera epiteliale intestinale modulando la mucosa intestinale, prevenendo così la traslocazione, ad esempio, di Bacteroides, che a loro volta sono stati confermati essere più abbondanti nei bambini con autoimmunità beta-cellulare.
permeabilità intestinaleQuindi, al fine di poter influenzare positivamente il sistema immunitario, è di cruciale importanza curare il microbiota intestinale nella sua composizione ottimale. Si è anche scoperto che i batteri opportunisti attraverso la loro migrazione all’interno della popolazione cellulare possano essere l’innesco per malattie autoimmuni. Infatti in questa ricerca viene riportato quanto segue: Abbiamo scoperto che la traslocazione di un patogeno intestinale, Enterococcus gallinarum, nel fegato e in altri tessuti sistemici innesca risposte autoimmuni in un background genetico predisponente all’autoimmunità. I nostri risultati mostrano che il patogeno intestinale Gram-positivo E. gallinarum si trasloca, come risultato della rottura della barriera intestinale, in organi sistemici in ospiti autoimmuni per guidare la patogenesi autoimmune. I batteri traslocanti possono non solo alterare la differenziazione delle cellule T helper, ma possono anche agire direttamente sui tessuti colonizzati, come il fegato, per indurre autoantigeni, proteine ERV, citochine e altri fattori promotori autoimmuni. Se la complessità delle interazioni tessuto ospite-microbiota venisse considerata nell’autoimmunità cronica, ciò potrebbe offrire nuove strade terapeutiche per queste malattie debilitanti e potenzialmente letali.
In particolare riguardo ai rimedi specifici in questa ricerca hanno effettuato dei test su alcune composizioni probiotiche. L’obbiettivo era individuare una potenziale strategia per prevenire o trattare l’IBD ( malattia di Crohn e colite ulcerosa) attraverso la modulazione intestinale da parte dei probiotici. Sono state individuate tra le altre, due composizioni disponibili anche sul mercato italiano come Acronelle e VSL #3.
Infine concludiamo dicendo che in caso di autoimmunità sarebbe ancora più interessante migliorare il proprio microbiota anche attraverso l’uso dei funghi medicinali come Hericium erinaceus e Ganoderma lucidum (reishi).

Altri rimedi per la Salute del Sistema Immunitario:

– Coadiuvanti del SISTEMA IMMUNITARIO iper-reattivo (base allergica)
– Coadiuvanti del SISTEMA IMMUNITARIO ipo-reattivo (deficit immune)

Rimedi per la Salute ed il Benessere:

– sui RIMEDI NATURALI – Come e perchè sceglierli

– del SISTEMA NERVOSO (Ansia, Stress, Depressione, Etc.)
– del SISTEMA IMMUNITARIO (Autoimmunità, Allergie, Ipoimmunità)
– del SISTEMA ENDOCRINO (Disfunzioni Ghiandolari)
– delle FUNZIONI RENALI (Acidosi Tissutale, Ritenzione Idrica, Etc.)
– delle FUNZIONI METABOLICHE (Insulino-Resistenza, Zuccheri, Grassi, Etc.)
– dell’APPARATO DIGERENTE (Disbiosi, Leaky Gut Syndrome, Etc.)
– dell’APPARATO OSTEO-ARTICOLARE (Articolazioni, Tendini, Problemi Muscolari)


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al proprio medico e/o ad uno specialista.


 

 

Trattamenti naturali nell’allergia

Trattamenti naturali nell’allergia

Rimedi Naturali per il
Sistema Immunitario iper-reattivo
(reazione allergica)


Introduzione alle reazioni iper-immuni allergiche

La reazione allergica descrive una condizione di ipersensibilità, dove la risposta immunitaria del corpo a sostanze normalmente presenti nell’ambiente risulta eccessiva. L’ipersensibilità è rappresentata da una risposta immunitaria inappropriata ad antigeni comuni, tipicamente innocui, che si manifesta invece come un continuum che va da manifestazioni minori (dermatite atopica e rinite) fino a manifestazioni gravi (anafilassi, anafilattoide e asma).
Gli allergeni comuni includono quanto segue:
– Polline
– Acari della polvere domestica
– Animali da compagnia e da fattoria
– Il veleno (veleno) nelle punture di insetti e nei morsi
– Alimenti
– Farmaco
– Allergeni da contatto (ad esempio metalli o ingredienti profumati)
– Muffa
I sintomi tipici di una reazione allergica sono:
– Naso che cola, tosse e starnuti
– Problemi respiratori
– Occhi pieni di lacrime
– Prurito
– Eruzione cutanea
– Gonfiore delle mucose
– Problemi gastrointestinali (stomaco e intestino)
In genere la prima cosa da fare è evitare il contatto con la sostanza allergizzante. Qualora questa prima semplice azione non fosse sufficiente è possibile integrare la propria alimentazione con sostanze che modulano la reazione allergica del sistema immunitario.

Oligo-Manganese, un modulatore immunitario

Il Manganese è uno degli oligoelementi catalitici che possiedono una gamma molto ampia di proprietà: ruolo in diversi sistemi enzimatici, ruolo nella regolazione del metabolismo dei carboidrati, ruolo nello sviluppo di scheletro , ruolo nella coagulazione e nei globuli rossi, ruolo nel funzionamento cerebrale, ruolo nella riproduzione, ruolo nelle difese naturali. L’oligoelemento Manganese è coinvolto cataliticamente nel ciclo di Krebs, che ha un’importanza essenziale nel metabolismo umano. L’arginasi, la fosfatasi alcalina, l’ammino-peptidasi sono altri enzimi nei quali il Manganese è coinvolto. Infine, appartiene al gruppo degli oligoelementi chiamati antiossidanti che consentono di combattere i radicali liberi e quindi di contrastare gli effetti nocivi dello stress ossidativo.reazione allergica
Nella pratica, il manganese è preferibilmente utilizzato per il suo ruolo di regolatore della funzione immunitaria. Supportando le reazioni enzimatiche risulta di grande aiuto come antinfiammatorio nell’asma, nel raffreddore da fieno, ma anche orticarie ed eczemi. Il manganese è utilizzato in oligoterapia a dosi molto basse (massimo 0,15 mg al giorno) come modificatore del terreno. Tuttavia se ne consiglia l’utilizzo da solo soltanto in presenza della componente allergica. Viene invece consigliato in associazione al Rame negli stati infettivi (ipo-immunità), ed al Cobalto negli stati di astenia ( affaticamento ).

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Ribes Nigrum M.G., il cortisolo naturale

Le bacche del Ribes Nigrum sono ricche di vitamina C, bioflavonoidi e risultano utili per tutto l’organismo. Secondo il belga Pol Henry, scopritore dei preparati gemmoderivati, Ribes Nigrum agisce sulla linea cellulare degli eosinofili. Inoltre ha un’azione diretta a livello delle ghiandole surrenali, pertanto favorisce un aumento delle azioni cortisoniche senza conseguenze iatrogene. L’aumento del cortisolo endogeno aiuta il sistema immunitario a difendere e combattere raffreddori e influenze, rinofaringiti infantili recidivanti e tutte le allergie respiratorie. L’azione cortison-like conferisce al Ribes Nigrum spiccate proprietà antinfiammatorie e antiallergiche che agiscono sulle mucose dell’apparato respiratorio, digerente e urinario. Ribes Nigrum può essere utilizzato nei casi di orticaria acuta, Edema Quinkes, nell’asma, nella bronchite cronica, nell’enfisema, nella rinite allergica e nei casi di anafilassi da punture di insetti. Ribes Nigrum aiuta anche ad eliminare la glomerulonefrite post-infettiva e stimola il catabolismo delle uree, degli acidi urici e del colesterolo.

Quercetina, l’anti-istaminico naturale

La quercetina è un bioflavonoide che si trova nel vino rosso, pompelmo, cipolle, mele, tè nero e, in quantità minori, verdure a foglia verde e fagioli. reazione allergicaLa quercetina è in grado di sostenere la fisiologica azione di numerosi enzimi coinvolti nelle risposte infiammatorie, in particolare favorisce la conservazione di livelli normali per i mediatori delle risposte infiammatorie, come l’istamina. La quercetina ha quindi un’attività antinfiammatoria ed antiossidante che inibisce l’aumento dell’istamina, modulando in questo modo la risposta allergica. Queste sue proprietà sono aumentate quando la Quercetina viene usata in sinergia con Vitamina C e Bromelina. La quercetina è una terapia naturale e sicura che può essere utilizzata come trattamento primario o in combinazione con i metodi convenzionali di trattamento delle allergie stagionali.

Altri rimedi a cui pensare in caso di disturbi immunitari su base allergica sono la Vitamina D (ricerca) e gli acidi grassi Omega 3 (ricerca).

Altri rimedi per la Salute del Sistema Immunitario:

– Coadiuvanti del SISTEMA IMMUNITARIO dis-reattivo (base autoimmune)
– Coadiuvanti del SISTEMA IMMUNITARIO ipo-reattivo (deficit immune)

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Rimedi per la Salute ed il Benessere:

– sui RIMEDI NATURALI – Come e perchè sceglierli

– del SISTEMA NERVOSO (Ansia, Stress, Depressione, Etc.)
– del SISTEMA IMMUNITARIO (Autoimmunità, Allergie, Ipoimmunità)
– del SISTEMA ENDOCRINO (Disfunzioni Ghiandolari)
– delle FUNZIONI RENALI (Acidosi Tissutale, Ritenzione Idrica, Etc.)
– delle FUNZIONI METABOLICHE (Insulino-Resistenza, Zuccheri, Grassi, Etc.)
– dell’APPARATO DIGERENTE (Disbiosi, Leaky Gut Syndrome, Etc.)
– dell’APPARATO OSTEO-ARTICOLARE (Articolazioni, Tendini, Problemi Muscolari)


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